Com’è quella canzone di Alberto Fortis che prende di mira i romani? “Io vi odio a voi romani, io vi odio a tutti quanti” e poi prosegue con una serie di “gentilezze” per nulla carine nei confronti di chi vive sui Sette Colli. Bè, verrebbe voglia di spararla a tutto volume con dedica a Pierluigi De Palma, presidente di Enac, ospite alla cerimonia per i vent’anni di easyJet con base a Malpensa. De Palma, romano de Roma (inconfondibile la cadenza, che neanche Francesco Totti), è arrivato in brughiera per fare la morale agli organizzatori dell’evento, a Sea e a tutti coloro che, tanto per cominciare, si rifiutano o dimenticano di chiamare l’aeroporto con il “suo nome proprio: Silvio Berlusconi”.
Lo dice papale papale il dottor De Palma, invitando gli astanti e l’universo mondo “a rispettare le decisioni delle autorità” che, appunto, hanno intitolato lo scalo al Cavaliere. Con quante e quali polemiche, si sa. Con quante e quali risvolti giudiziari (ci sono i ricorsi al Tar) è altrettanto noto: i sindaci del territorio, lato di sinistra, assieme al primo cittadino di Milano, eccepiscono sulla frettolosa imposizione, priva, sostengono, del necessario confronto per una scelta tanto rilevante e divisiva. Berlusconi merita l’intitolazione? De Palma non ha dubbi. Anche perché, a dare ascolto a un vecchio articolo del Fatto Quotidiano, lo stesso presidente di Enac s’intesta la paternità dell’idea. Insomma, “l’ho inventato io”. Vi ricorda qualcuno?
Pierluigi De Palma è il classico funzionario d’apparato statale, un grand commis, di competenza e, soprattutto, di potere. Chi lo conosce conferma che non ha alcuna tessere di partito in tasca, ma in un certo senso le possiede tutte. Secondo stime giornalistiche ha lavorato al fianco di politici di diverse e contrapposte appartenenze. Da innumerevoli anni (2013) è al vertice dell’Ente Nazionale dell’Aviazione civile. L’organizzazione degli aeroporti italiani dipende da lui, non proprio l’ultimo della fila. Per questo, forse, si è sentito escluso dalla promozione dell’evento di easyJet, tanto da manifestare pubblicamente la sua delusione. Per finire rivendicando l’apertura del Terminal 2 di Malpensa, che Sea stava dismettendo dopo il Covid: “Se non ci fossi stato io…”.
Nessun riguardo, nessuna concessione al politicamente corretto. Il bello è che al termine della sua intemerata è stato pure applaudito. Anche dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Anche dall’amministratore delegato di Sea, Armando Brunini. Anche dal manager di easyJet Italia, Lorenzo Lagorio. Soltanto cortesia istituzionale?
Volessimo sintetizzare la sceneggiata di Enac: Roma le ha suonate a Milano, ancora una volta. Come quando scippò il ruolo di hub allo scalo varesino, dirottando i voli dell’allora Alitalia sulla Capiale; come quando si pose (e si pone) a difesa di Fiumicino penalizzando, e di molto, Malpensa. Che però, come evidenziato da Brunini, ha sempre reagito ai rovesci causati dalla politica romanocentrica, come ai pesanti scenari economici e sanitari (Covid) che hanno colpito e stanno colpendo il traffico aereo in generale e le piste di casa nostra in particolare. Un po’ come dire, Roma gioca sporco, Milano non ne risente. O invece sì, anche se ci sarà una ragione perché un vettore inglese, noto per il suo rigore gestionale e per non concedere nulla all’improvvisazione, sta da vent’anni in brughiera e conta di rimanerci per vent’anni ancora. Alla faccia di quei romani che, irrispettosi, arrivano fin qui per farsi odiare come nella canzone di cui sopra.
