Malpensa tra politica romana e liti nel Cuv

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Malpensa più lontana da Roma. Per l’annuncio della sospensione da fine marzo del collegamento giornaliero di Aeroitalia tra la brughiera e Fiumicino e per il disinteresse della politica “romana” ai problemi dello scalo. Non proprio una novità che la politica privilegi l’aeroporto della capitale per interessi di supremazia territoriale (“Sai, la capitale” cit.); ma nel caso della navetta Milano-Roma da Malpensa fu proprio la politica, però quella locale assieme alle associazioni imprenditoriali, a spingere perché diventasse una tratta operativa a favore dei tanti che tutti i giorni, da Varesotto, Alto Milanese, Piemonte, Comasco e Svizzera, raggiungono la città dei sette colli e vi fanno ritorno in giornata.

Un dato testimonia l’utilità del volo: in poco più di un anno di attività, come informa il Ceo di Aeroitalia Gaetano Intrieri, sono stati trasportati 100mila passeggeri. Chiosa Intrieri in un nota: “Senza sostegni. Senza contributi. Senza trattamenti di favore”. Aggiungendo poi che ci sono rotte meno di sistema che continuano ad essere sostenute economicamente “mentre chi prova a costruire un collegamento strutturale tra i due hub nazionali viene lasciato solo”. Non c’è nulla da interpretare, è tutto in evidenza.

Vecchio refrain, dicevamo, questo della disattenzione degli inquilini dei Palazzi romani per Malpensa. Le cronache del passato, a cominciare dal mai dimenticato de-hubbing di Alitalia, traboccano di situazioni in cui lo scalo varesino/milanese è stato messo in secondo piano. Potremmo scrivere volumi su vicende che hanno finito per penalizzare le piste della brughiera. Ma forse non è il caso. Il problema è ora di capire se esistono margini per tenere in vita il collegamento con Fiumicino. Sicuramente strategico in funzione delle esigenze economiche e sociali dell’area di riferimento, però sottovalutate per una serie di ragioni essenzialmente politiche. Come afferma il Ceo di Aeroitalia “deve essere chiaro che non è il mercato a bocciare il collegamento tra i due maggiori scali nazionali. E’ l’assenza di una visione”.

Forse la stessa “assenza” che, sempre sul versante politico, sembra caratterizzare il famoso Consorzio volontario urbanistico, il Cuv, che riunisce da decenni i nove comuni del cosiddetto sedime aeroportuale. Ente di importanza basilare per la governance dei territori che ospitano Malpensa, spesso in lite fra loro. Anche qui potremmo fare mille esempi. Ci basti ricordare le contrapposizioni per l’intitolazione dell’aeroporto a Silvio Berlusconi: favorevoli i sindaci di centrodestra, contrari quelli di centrosinistra. Manco a dirlo, anche se si può capire. Una divisione di appartenenza che ritroviamo in questi giorni per la proposta del forzista Giacomo Iametti di dare maggiore peso di interlocuzione al Cuv facendo entrare come decimo socio la Provincia di Varese. Netto il “niet” dei sindaci di centrosinistra di Cardano al Campo e Somma Lombardo. “Siamo mica matti” il commento del sommese Stefano Bellaria, come se Iametti avesse detto un’eresia. E mentre i sindaci litigano su tutto, i livelli istituzionali e gestionali superiori si muovono in libertà. Per dirla in un altro modo: su Malpensa fanno quello che vogliono. E a pagare il conto, in un caso o nell’altro, in termini infrastrutturali, di rotte e soprattutto ambientali, sono i cittadini. E chi se no?

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