BUSTO ARSIZIO – Un dritto da ko. E senza motivo. Il pugno è stato sferrato da un detenuto del carcere di Busto che ha aggredito un agente della polizia penitenziaria. Un altro episodio di violenza. A raccontarlo sono i referenti del Sappe, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria.
I fatti
Qualche giorno fa, un agente ha aperto la cella di un detenuto che avrebbe dovuto recarsi alle docce. E nel frattempo, come da “protocollo” ha chiamato due colleghi in supporto. Appena però si è trovato davanti il detenuto, l’agente è stato centrato in volto da un pugno secco e violento che l’ha mandato ko. Il detenuto, prima di colpire l’agente, ha detto: «Mi spiace che sei tu, ma devo farlo». Per fortuna gli altri due agenti sono intervenuti con prontezza e hanno evitato il peggio.
«Il collega successivamente è stato accompagnato in ospedale – ha dichiarato Alfonso Greco, segretario per la Lombardia del Sappe – Queste sono le conseguenze delle carceri serbatoio, dove si rinchiudono le persone che ancora prima di espiare una pena avrebbero bisogno di cure appropriate che sicuramente l’Amministrazione Penitenziaria non può garantire».
«Pronti a scioperare»
Sull’episodio è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sindacato, il quale ha ricordato che «il Sappe da decenni chiede la riapertura degli Ospedali psichiatrici giudiziari dove mettere i detenuti con problemi psichiatrici, sempre più numerosi, oggi presenti nel circuito detentivo ordinari. Il disagio mentale, dopo la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, è stato riversato nelle carceri, dove non ci sono persone preparate per gestire queste problematiche, mancano strutture adeguate e protocolli operativi».
Capece inoltre ha aggiunto che stanno valutando la possibilità di uno sciopero: «La Polizia Penitenziaria non ce la fa più a gestire questa situazione e nei prossimi giorni valuterà se indire lo stato di agitazione. L’effetto che produce la presenza di soggetti psichiatrici è causa di una serie di eventi critici che inficiano la sicurezza dell’istituto oltre all’incolumità del poliziotto penitenziario».
