di Massimo Lodi
Benvenuti nel realismo. Eh sì, questo è da dirsi sulla manovra economica. Rimossi i boatos d’una volta: in pensione prima, stipendi più alti, prezzi inattaccabili dall’inflazione, basta con le accise qui e là a iniziare dalla benzina, sostegno-maxi a piccole medie imprese, aiuto ai giovani sicché non fuggano all’estero, piano casa, piano strade, piano ferrovie, piano ambiente. Risultato: piano piano. Pianissimo. Quasi fermi. Anzi sì: proprio fermi.
Val più la prudenza degli avventurismi. Val più il giudizio dei mercati dell’opinione sulle bancarelle rionali. Val più uscire dalla procedura d’infrazione europea che entrare nel debito in rossa, scarlatta, vermiglia salita. Val più guardare oggi-qui che domani-chissà dove. Manca una visione? No, manca la visibilità. La seconda cercata tignosamente all’epoca del propagandismo sfrenato, la prima individuata di piccolo raggio (visioncina, visionella) ben sapendo che di maggior ampiezza sarebbe stato impossibile.
Perciò: Giorgetti tira il freno evitando d’accelerare rischiando il burrone-sciocchezza. Deve subire i mugugni di qualche alleato, la rampogna di Salvini, gli strali dell’opposizione: prezzo inevitabile da pagare. Ma non pagandolo, la pagherebbe cara l’Italia. Specie nel frangente in cui ci vien chiesta un’adeguata spesa militare. Chiesta dall’Europa, dite ridacchiando? No no. Chiesta da noi medesimi innanzitutto.
Conviene prepararci alla difesa qualora fossimo attaccati, ora che Trump si disimpegna un giorno dopo l’altro dal supporto ai sodali d’oltreoceano. E non si può mollare l’Ucraina nel momento cruciale del negoziato: se venisse meno il puntello Ue, crollerebbe la residuale impalcatura su cui poggiano le speranze d’onorevole pace. Questo per segnalare che pure il riarmo ha pesato sulla legge dei danée 2026. Sarebbe pesato su chiunque: ne dovrebbero esser consci i critici a prescindere. Va bene il gioco dell’opposizione anti-maggioranza, non va bene il gioco del patriottismo ignorato a scopo d’egoismo particolare. Peraltro un atteggiamento non solo della sinistra verso la destra: anche della destra verso la destra. Ovvero: le salvinate a imbarazzare la premier, roba inconcepibile in un Paese che rispetti la fisiologia politica d’una coalizione.
Benvenuti nel realismo.
Hai voglia di populisteggiare quando sei senz’alcuna responsabilità istituzionale. Ne hai voglia -anzi: possibilità- zero quando ti tocca gestire il potere nell’interesse generale, anziché obiettarvi nell’interesse tuo quando il potere lo gestiscono gli altri. E allora: siamo d’accordo nel sottolineare la modestia di routine della finanziaria fresca d’approvazione, le baruffe talvolta eclatanti fra tizio caio sempronio nel suo tormentato itinere, l’assenza d’un progetto di sviluppo ampio, coinvolgente, ispirato eccetera. Ma si poteva fare diversamente? Forse sì, in una serie di dettagli settoriali. Forse no, nell’istante in cui bisognava sigillare il toto-documento. Nel senso: i numeri finali dovevano quadrare, non esisteva spazio d’arrotondamento qualsiasi. Bonaccini sgrida Giorgetti: dovevi dimetterti per incoerenza. Giorgetti potrebbe sgridare Bonaccini: inizia a farlo tu, battuto da Schlein alle primarie e adesso suo scudiero.
Benvenuti nel realismo. Vale per i benvenuti d’ogni tipo nei realismi d’ogni genere.
