Mantovani e Foti alla Summer Academy: «Meloni punto di riferimento in Europa»

BELLARIA IGEA MARINA – Dal Pnrr alla competitività delle imprese, passando per i fondi di coesione. Fino alla politica, quella con la “P” maiuscola: il futuro del governo Meloni e la nuova legge elettorale. Mario Mantovani, europarlamentare di Fratelli d’Italia, incalza con le domande e il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti – in video collegamento – risponde senza sottrarsi ai temi più caldi. Il confronto è andato in scena a Bellaria Igea Marina durante la Summer Academy di Ecr..

Il lavoro sul Pnrr

Si parte dal Pnrr, con la decima tranche da 28 miliardi in fase di assegnazione, oltre 160 miliardi già ricevuti dall’Italia e il 75% dei lavori avviati. «Sarei molto tranquillo se avessimo raggiunto tutti gli obiettivi, che sono 156», premette Foti. Il ministro rivendica però il lavoro iniziato dal suo predecessore Raffaele Fitto e proseguito attraverso «revisioni importanti sul piano della spesa».

Uno scenario reso più complicato da un quadro geopolitico profondamente cambiato rispetto a quello in cui il Piano era stato costruito. «Abbiamo dovuto affrontare esigenze di modernizzazione dell’Italia e credo che i risultati ci stiano dando ragione, anche grazie alla collaborazione tra istituzioni».

Coesione, casa e imprese

Mantovani sposta il confronto sui fondi di coesione e sulla revisione dei programmi. «La politica di coesione 2021-2027 è partita in forte ritardo», spiega Foti. Da qui la modifica di 35 programmi su 48, per complessivi 7 miliardi di euro, concentrando le risorse su alcuni settori ritenuti strategici.

«Abbiamo puntato sull’housing sociale, sulla piattaforma Step per imprese e nuove tecnologie, poi sul settore idrico e su quello energetico». Un passaggio particolare riguarda la Lombardia, dove, sottolinea il ministro, «abbiamo raggiunto un eccellente livello di interlocuzione istituzionale» per affrontare il ritardo nell’edilizia sociale rispetto al resto d’Europa.

Il confronto entra poi nel cuore della sfida europea sulla competitività. Mantovani, relatore ombra del provvedimento sul cosiddetto 28° Regime, pone il tema della semplificazione burocratica per le imprese. «In Europa abbiamo un problema reale di competitività – ammette Foti – Ci sono troppe legislazioni divergenti nei 27 Paesi». L’obiettivo è ambizioso: consentire la creazione di un’impresa in 48 ore, con uno statuto valido in tutti i Paesi dell’Unione, evitando però che il nuovo sistema possa trasformarsi in una «lavanderia di fondi».

«Meloni modello di stabilità»

Poi Mantovani cambia registro. «Perché gli italiani dovrebbero rivotare Giorgia Meloni nel 2027?», chiede in maniera un po’ provocatoria. Foti mette al centro la stabilità della maggioranza: «Perché è rimasta coesa, identica a come si è presentata agli italiani nel 2022». Una continuità che, secondo il ministro, ha prodotto «stabilità, capacità di attirare investimenti e fiducia sui mercati internazionali».

Ma soprattutto ha rafforzato il peso dell’Italia a Bruxelles. «In due anni ho visto girare molti ministri tra i partner europei. Essere invece un punto di riferimento per lungo tempo permette di ottenere vantaggi consistenti». E il ministro chiude sul ruolo della premier: «La stima di cui gode Giorgia Meloni a livello europeo è un fattore centrale e baricentrico».

Sulla Legge elettorale

Ultimo capitolo, la legge elettorale. Per Foti deve garantire due cose: governabilità e possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti. «Chi vince le elezioni deve poter governare con numeri adeguati», afferma, indicando come obiettivo quello di evitare «il rischio di un pareggio e gli accordi nei palazzi lontani dalla volontà popolare». E sulle preferenze aggiunge: «Lasciare scegliere ai cittadini i parlamentari, come avviene con i deputati europei, è un passaggio che ritengo coerente e naturale».

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