«Vingegaard ha vinto senza nemmeno alzarsi sui pedali». Mario Cipollini fotografa così la sedicesima tappa del Giro d’Italia 2026, la Bellinzona-Carì, una frazione breve ma esplosiva che ha ribadito ancora una volta la superiorità del campione danese sugli avversari. L’ex iridato, nel suo commento per Malpensa24 Tv, sottolinea soprattutto la facilità con cui il leader della corsa ha fatto la differenza sull’arrivo in salita.
La tappa svizzera
«È stata una tappa particolarmente corta ma molto intensa – spiega Cipollini – e Vingegaard ha stravinto, rifilando agli altri una differenza veramente disarmante». A colpire l’ex velocista toscano non è soltanto il margine accumulato, ma soprattutto il modo in cui il danese ha gestito l’azione decisiva: «Se n’è andato via quasi facendo un lavoro di fondo, senza nemmeno dare l’impressione di esporsi al massimo dal punto di vista dei dati. Questa almeno è stata la mia sensazione».
Secondo Cipollini, oltre alla forza del capitano, stanno crescendo anche gli uomini della Visma-Risma: «Oggi si è visto che tutta la squadra sta migliorando la condizione. Anche Campenaerts ha fatto un tratto di salita molto più incisivo rispetto alle tappe precedenti. Questo significa che hanno calibrato molto bene il Giro d’Italia come preparazione».
Dietro al dominatore
Dietro al dominatore, però, la situazione appare molto più equilibrata. «Alle sue spalle è un po’ un gioco alla pari – osserva Cipollini – ci sono cinque o sei corridori che più o meno si equivalgono». Tra questi anche l’azzurro Giulio Pellizzari, protagonista però di una giornata difficile: «Non so se ci sia stato davvero un calo causato da una malattia o da problemi nei giorni passati, ma sorprende vedere un crollo così netto proprio dopo il giorno di riposo e in una tappa corta».
Per Cipollini, sul rendimento del giovane italiano potrebbe aver inciso anche la gestione interna della squadra: «Credo che abbia pesato l’equilibrio all’interno del team. Non dico che abbiano sbagliato tutto, ma forse certe situazioni potevano essere gestite in maniera più equilibrata». L’ex campione promuove invece la prova di Pidcock e degli altri uomini di classifica, pur ridimensionando le aspettative: «Forti sì, ma ancora lontani dai livelli necessari per fare qualcosa di straordinario. Poi davanti ci sono due mostri come Vingegaard e, soprattutto, Pogacar, che sembra davvero un alieno rispetto agli altri». E proprio da questa superiorità nasce la riflessione finale di Cipollini: «Ma non sarebbe più divertente un Giro senza uno così superiore? Non sarebbe più bello vedere chi potrebbe vincere tra gli altri, escludendo Vingegaard?».
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