Carlo Maria Martini: Arcivescovo, Cardinale, pastore e… persona

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La lapide di Carlo Maria Martini in Duomo

Nell’ambito dell’edizione 2026 di “Casbeno Insieme” si svolgerà domenica 6 settembre alle 18 presso l’Oratorio di Casbeno a Varese la presentazione del libro “Martini da vicino”in vista del centenario della nascita  di Carlo Maria Martini. A ricordarne la figura è Adelio Mirioni.

È facile, al primo incontro con il Cardinal Carlo Maria Martini, aver provato un sentimento di timore reverenziale, di imbarazzo, di soggezione.
L’altezza, il suo incedere con il passo lento ma sicuro, gli occhi penetranti come riflesso di una mente che punta all’essenziale, essenziale che si coglie andando nel profondo e non se ci si ferma alle apparenze, percepibili ma banali e fugaci.
La parola mai fuori luogo, detta con una voce chiara, scandita, profonda e mai urlata: non serve urlare se la parola esprime autorevolezza.
Un sorriso presente, ma non confidenziale.
Senza contare la sua storia, la sua cultura, la sua passione per il testo biblico: a 12 anni, racconta la sorella, acquista una copia del Nuovo testamento nella versione greca e inizia da autodidatta a leggerla e a confrontarla con le versioni in uso in quella fine degli anni ‘30.
È iniziato allora, ancora bambino, il suo cammino di biblista che l’ha portato fino all’università, ai comitati e alle commissioni bibliche internazionali.
Come non esserne intimoriti?
Poi, nel 1979, la nomina ad Arcivescovo di Milano: un gesuita, biblista, senza alcuna esperienza pastorale nominato pastore della più grande diocesi italiana ed europea!
Un atto fuori dell’ordinario reso ancor più particolare dai modi della sua presa di possesso della diocesi: il percorso dalla basilica di Sant’Eustorgio fino al duomo passando anche accanto al carcere di San Vittore, in parte a piedi, tra la gente.
Un inizio che rivela la natura della persona nei suoi aspetti più profondi e quindi veri.
«Ho cercato sinceramente di ascoltare la storia, gli eventi, le persone, tutti voi che incrociavo nel mio cammino: ho desiderato incontrare almeno idealmente tutti, ma soprattutto gli ultimi…» sono le sue parole di commiato dalla diocesi nel 2002.
Una persona, il Cardinal Martini, austera ma rivelatasi profondamente accogliente quando invita i nuovi membri del Consiglio pastorale diocesano a non aver paura di prendere la parola per esporre i propri “consigli” sul cammino della Chiesa milanese. E anche rispettoso quando chiede a tutti i membri del Consiglio di essere loro a proporre gli argomenti su cui “consigliare l’Arcivescovo” oppure come quando, al momento delle sue dimissioni, invita il Consiglio a riflettere sulle caratteristiche del “buon pastore”, ma in sua assenza perché la sua figura non condizioni le parole.
Questo il Cardinal Martini pastore, non la persona Carlo Maria Martini, che possiamo incontrare solo attraverso le persone che gli sono state accanto per meglio apprezzare le ragioni per le quali il suo ricordo è vivo e presente ancora oggi in diocesi: le sue parole erano essenziali, la sua esposizione ordinata; tutto ha contribuito alla loro comprensione e attualizzazione da cui siamo ancora oggi permeati.
Potremmo scoprire che, nell’incontro con una persona, non ci si deve mai fermare al primo impatto ma scoprire ed apprezzare quello che “ha dentro”, la sua sapienza, la sua umiltà, la sua passione per il Bene.
Questo potremmo scoprire della persona Carlo Maria Martini ascoltando domenica 6 settembre Marco Vergottini, nei ricordi dei segretari dell’Arcivescovo che si sono succeduti al suo fianco.

Adelio Mirioni
Rappresentante del Decanato di Varese al Consiglio Pastorale Diocesano
2000-2010

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