di Massimo Lodi
“Siete insensibili e approssimativi”. È il biglietto da visita della Schlein alla Meloni. Risposta della Meloni alla Schlein: ci dobbiamo caricare dei vostri errori. Né da una parte né dall’altra cenni soft di mediazione, ipotesi collaborative transitorie/parziali, sussulti di spirito unitario e nazionale.
Il primo confronto diretto della legislatura, durante il question time alla Camera, annuncia la marcia verso una radicale polarizzazione. Sempre più destra e sempre più sinistra, s’assottiglia il residuale spazio di sopravvivenza centrista. Le differenze ideologiche e operative sono emerse con profilo netto: sui diritti individuali, sulle politiche migratorie, sulle emergenze sociali, sulle strategie economiche. Eccetera. Due opposti pensieri, due mondi conflittuali, due Paesi in uno.

Eccolo, il verdetto di sintesi. Stiamo in un’Italia spaccata a metà, senz’alcuna chance mediatrice nel momento attuale. Non recede dalle sue posizioni la Meloni, incalza per affermare le proprie la Schlein. Il consenso ricevuto alle primarie dagli esterni al Pd, i non iscritti accorsi ai gazebo, la obbligano a virare da rotte Dem seguite in passato: un attracco qui e uno là. No, ora la linea di navigazione s’impone diversa, altrimenti svaniscono le ragioni del consenso alla neo-segretaria. E sarebbe un favorissimo ai Cinquestelle, cui invece van sottratte adesioni.
Ne risulta spia la veemenza con cui l’anti-Meloni (perché questo è il ruolo, e i dubbi tattici svaporano in un amen nell’aula di Montecitorio) chiude, dopo l’iniziale intervento, alla replica della presidente del Consiglio: una passione irruente sulla difesa degli ultimi, dei discriminati, delle minoranze in ogni dove e di ogni stigma. Parole rivolte agli avversari, messaggio inviato ai compagni di squadra. Cioè: d’ora in poi si gioca così, fatevene una ragione. Se alcuni cacicchi son serviti a ribaltare le gerarchie nel Pd, non pensino di ribaltare i ribaltatori.
È stato, quello della Schlein, uno stringato linguaggio dei fatti e non un chiacchiericcio sloganistico: obiettivi concreti, domande precise, proposte secche. Realismo con cui la premier dovrà fare i conti per davvero senza potersi limitare al compitino istituzionale. Se tali premesse avranno un prosieguo razionale, se ne avvantaggerà la chiarezza della dialettica. Dunque la concorrenzialità fra idee. E perciò (paradossalmente/ovviamente) l’auspicabile miglioramento dell’azione governativa, se no destinata a rallentare il ritmo, stridere con le emergenze, deludere le aspettative, come già più volte successo. Per finire: è convenienza d’una corposa maggioranza duellare con una tosta opposizione. Il dibattito Meloni&Schlein ne rappresenta l’utile sigla. Sarebbe un peccato se andasse sbiadita, fino a cancellarsi in breve tempo.
