Metti Silvia Salis al centro

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Silvia Salis, sindaca di Genova

di Massimo Lodi

Non scherzava, Giorgia Meloni, quando ha riacceso l’idea di premierato celebrando i mille giorni del suo governo. L’intenzione, che ha sorpreso rivali e alleati, è d’introdurlo de facto tramite legge elettorale. Nuova di zecca, attrezzabile entro fine 2026, da usare nella primavera ’27. Già, perché Giorgia -se il trend sondaggistico che la favorisce confermasse i dati ottobre ‘22/luglio ‘25- vuole giocar d’anticipo nelle urne. Di qualche mese soltanto, tuttavia sufficiente a mettere ulteriore distanza fra lei e la coppia Schlein-Conte, in perenne umor di conflitto e voglia d’egemonia, nonostante le intese che S&C van costruendo (travail forcé) per le regionali d’autunno.

Quale legge elettorale? Proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Molto chiara. Ci si conta fra partiti, e si rispettano i rapporti di potere acquisito. Nessuno potrà obiettare fra i partner, pena l’irrilevanza che ne seguirebbe. E gli avversari s’acconceranno alla modifica. Se han di meglio da proporre e i numeri a sostegno, avanti. GM teorizza di presentare Fratelli d’Italia in veste di largo rassemblement conservatore, assorbendo un po’ di voti moderati, non curandosi d’un po’ di voti radicali che dovessero finire sul binario estremo. Anzi, che vadano pure, lungo quella rotaia. Serviranno a distinguere, quando nel ’29 andrà rieletto il presidente della Repubblica, chi è un fattore di stabilità e chi no.

Domanda: si vuol accennare a una Meloni futuribile aspirante al Quirinale? Si vuol accennare proprio a questo. Non una fantasia sfrenata, se pensiamo al non granché circolante intorno a Giorgia e a quanto potrebbe pesare l’atout da lei spendibile in coda all’eventuale bis a Chigi.

Ma qui siamo nel futuro anteriore. Il futuro semplice sono le politiche. Come guastare da sinistra i progetti meloniani? Contendendo alla premier l’area di centro cui guarda con interesse spiccato. Ma né a Schlein né a Conte sembra importare la cura di quella medietà di ceto, di consenso, di cultura spesso decisiva nel determinare le sorti di parlamenti e governi. Tanto che due ai quali non difetta tempismo/esperienza, Franceschini e Renzi, stan pensando d’attrezzare una lista-naviglio capace d’imbarcare proprio gli esclusi dall’attenzione della sinistra e non favorevoli a ormeggiarsi nella destra.

L’ennesimo esperimento destinato a fallire? Mah. Le ultime interviste rilasciate da F&R al Foglio e alla Stampa comunicano la volontà di sintesi dell’area cattolica, laica, liberale poco e male rappresentata nelle maxi-coalizioni dominanti. Si sono spinti a far nomi, Franceschini e Renzi, di possibili leader di questa formazione nonché potenziali federatori di un’anti-destra che comprenda Schlein e Conte e però non consegni né all’una né all’altro lo scettro regale. Proprio il dissidio Pd-M5S favorirebbe il tertium datur ovvero una personalità autorevole capace di riassumere ed esaltare i valori del progressismo illuminato. Per esempio, e non è un esempio a caso, la sindaca di Genova Silvia Salis. Franceschini e Renzi la giudicano una perfetta sfidante di Meloni, provando a imbiondire la tavola del confronto. Se ci riuscissero, giù il capello.

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