VARESE – Due anni da commissario e ora tre da direttore generale Giuseppe Micale è stato confermato alla guida dell’Asst Sette Laghi e rispetto al passato (mandato di cinque anni) ha forse meno tempo a disposizione, ma i progetti strategici per l’intera azienda, compreso i presidi “esterni” al Circolo e la sanità territoriale, sono davvero tanti. «Abbiamo meno tempo e tantissimo lavoro da fare – ha detto il dg – dobbiamo correre» (qui sotto l’intervista video).
Dopo due anni da commissario ora un mandato da direttore generale. Parlare di continuità potrebbero essere scontato. È così?
«Diciamo che da un lato c’è continuità di ruolo, dall’altro un cambio di denominazione che non è certo un dettaglio. Un commissario porta a termine un mandato avviato, mentre un direttore generale fissa degli obiettivi strategici. Direi un cambio non da poco».
Allora partiamo dagli obiettivi che si è posto per questo triennio. Aver meno tempo rispetto ai mandati quinquennali significa traguardi meno ambiziosi?
«Assolutamente no. Significa che dovremo correre di più e che non avremo tempi morti. Un esempio? Siamo prossimi alla chiusura dei rapporti professionali con i medici gettonisti e siamo tra le prime Asst in Lombardia ad attuare questo switch».
Dai gettonisti ai liberi professionisti, cosa cambia e, soprattutto, è questa la via per risolvere la carenza di medici di cui, magari in maniera minore rispetto ad altre realtà, soffre anche la Sette Laghi?
«Quello dl personale è un problema generale dell’intero sistema sanitario nazionale. I gettonisti nella nostra azienda interessano i 4 Ps periferici (Tradate, Cittiglio, Luino e Angera). Da parte nostra abbiamo “affiancato” a quello regionale di Areu un bando Asst che ha avuto un discreto risultato in termini di adesione. Questo ci permetterà di avere subito “a ruolo” quasi tutte le forze necessarie per rispondere al nostro fabbisogno. I mancanti arriveranno con Areu».
Un cambio che “tampona” la carenza di personale, ma non migliora l’altro grande nodo del sistema sanitario, quello delle liste di attesa. Come pensa di incidere sulla questione?
«E io aggiungo le problematiche legate all’emergeza/urgenza. Non si può pensare di avere la bacchetta magica e non ci si può nascondere. La riduzione delle liste di attesa non può che avvenire attraverso l’implementazione del polo territoriale con Case di comunità attive e ospedali di Comunità. Da parte nostra in primavera apriremo quello di Luino e avvieremo i lavori per il presidio di Comunità di Cuasso. Oltre a potenziare le Case di Comunità di Sesto e Angera. In sintesi la sfida è “andare verso il territorio”».
Direttore, ci consenta, sfida titanica: oltre a quanto detto sopra ci sono Comuni sguarniti per quanto riguarda i medici di base. Come fare?
«Qui è il ricambio generazionale a creare vuoti. La nostra scuola di MMG specializzerà i primi medici di base nel 2026 ed ora che la gestione è di diretta competenza delle Asst stiamo ricostruendo una geografia territoriale delle esigenze. Fondamentale sarà anche la collaborazione con i sindaci. “Andare verso il territorio” significa aumentare l’assistenza domiciliare e portare tutta una serie di servizi sanitari sempre più vicino ai cittadini. Se dovessi pensare a un progetto che contemporaneamente possa alleggerire i nostri ps e agevolare l’accesso dei cittadini, questo prevede la realizzazione di mini Pronto soccorso in ogni Casa di Comunità».
Può spiegare meglio la sua visione?
«Avere presidi di emergenza/urgenza dislocati sul territorio significa garantire le prese in carico di casi che si rivolgono in maniera inopportuna ai Pronto soccorso ospedalieri. Certo occorrerebbero alcuni investimenti anche a livello di strumentazione. In questa direzione riattiveremo il Ps interno al Circolo per i casi di minor urgenza».
Abbiamo guardato “fuori” dal perimetro del Circolo. E dentro cosa succede?
«L’elenco dei cantieri avviati o da avviare sarebbe lunghissimo. In questo momento il più importante è la realizzazione del Day center 2, che si collegherà al Day center 1 e sua volta al Monoblocco. Quando pronto ci permetterà di portare qui l’Odontostomatologia e l’Oculistica con le sale operatorie. In questo modo liberemo spazio nel padiglione centrale che verrà destinato al Day surgery. Un cambiamento che avrà ricadute importanti sul lavoro di medici e personale sanitario e di conseguenza sui pazienti».
