di Massimo Lodi
Da non crederci. Il garantista ministro della Giustizia comunica tosto: se cresce il numero dei reati compiuti dai giovani, bisogna ampliare le carceri minorili. Curare l’effetto, non la causa. Curare, poi. Siamo sicuri che più galera per tutti sia la soluzione migliore? Anche no. Affatto no. Siamo sicuri del contrario. 1) Infliggere le pene dopo averle pesate sulla bilancia del buon senso. 2) Farle scontare in modo che alla punizione s’accompagni il recupero. 3) Tener d’occhio l’insieme della questione chiamata disadattamento. 4) Badare infine, anzi in principio, a non volgere in propaganda ciò che merita realismo. Solo realismo.
Momento difficile. Anzi, drammatico. Nessuno ne dubita. Idem circa la fatica a prendere decisioni in mezzo a tanta complessità. Proprio in ragione di questo non si dovrebbero esprimere certezze precipitose, incaute, temerarie addirittura. Danno l’idea di governanti che smarriscono la tenuta nervosa quando gli eventi impongono l’opposto. L’opposto, cioè: non accentuare l’insicurezza psicologica dei cittadini, già minata dall’insicurezza materiale. I cittadini osservano violenze, scempi, macerie e si terrorizzano. Ascoltano lo sbrigativismo d’istituzioni dalle quali s’aspetterebbero la calma dei forti e si terrorizzano due volte, sentendosi quanto mai deboli.
Le istituzioni, ecco. Una delusione nel momento della necessità. Dovevano prevenire, non han prevenuto. Dovevano vigilare, non han vigilato. Dovevano tacere, han speso parole non di beneficio collettivo. Un po’ d’accorto silenzio, no o anche sì? Anche sì. Esempio: che bisogno c’era d’annunziare urbi et orbi le misure anti-sommossa in vista dei probabili nuovi disordini di domani a Milano, un 24 ottobre progettato dai ribelli eguale al criminale 17? Nessun bisogno, salvo quello di gonfiare a mo’ d’esibizione i muscoli della Repubblica apparsa uno zic, almeno uno zic, scassata di fronte ai casseurs? Rifletti sugli errori, gentile Repubblica. Poni rimedio, organìzzati, prepara la riscossa. La riscossa, certo. Che cos’altro se non la riscossa dobbiamo attenderci, noi attonite vittime repubblicane? E la riscossa può risultare efficace se preparata con quieta (quieta) cura, efficienza, strategia. Il resto serve a zero.
Circa l’emergenza Milano, serve a zero pure la mobilitazione dell’esercito. Bastavano polizia, carabinieri, la filiera degl’incaricati a tutelare l’ordine: lo fan di mestiere. Parà della Folgore e Lince di memoria irachena drammatizzano il momento-shock anziché stemperarlo, con lievitare d’ansia, tensione, paura. A chi giova? Al cinismo degli assaltatori, che cercano lo scontro-spettacolo: più la coreografia è da brutale guerriglia urbana, più si sentono eroi da malaleggenda. Se ne dovrebbe sminuire l’ambizione a protagonisti della ribalta mediatica, ma il rischio è d’elevarne il profilo di fascino diabolico sulla gioventù ammaliata dall’autoscatto. Inteso qual autoriscatto. In una mano il telefonino, in una mano il bottino. Ci contentiamo, a rovine fumanti, di rinchiudere tutti nelle carceri minorili di maggiore e maggiore e maggjore grandezza; o pensiamo di aprire lo sguardo statuale a un orizzonte meno, assai meno, infinitamente meno ristretto? La seconda, dai. La prima, mai. C’è una musica di fondo da cambiare nella danza dichiarazionista: meno balera per tutti.
