MORNAGO – «Abbiamo ricevuto la convocazione solo giovedì sera e la documentazione sui punti all’ordine del giorno soltanto venerdì sera»: così le opposizioni di Mornago hanno spiegato, attraverso un comunicato diffuso oggi, martedì 28 luglio, la decisione di abbandonare l’assemblea nel consiglio comunale di ieri. «Prima del voto del primo punto siamo usciti dall’aula in protesta con questa modalità di gestire un momento che dovrebbe essere di confronto, ma che è stato svilito in maniera inaccettabile».
“Un preavviso evidentemente insufficiente”
Così la dichiarazione di voto presentata prima di lasciare la seduta: “Prima di entrare nel merito dei singoli punti all’ordine del giorno, riteniamo doveroso esprimere il nostro forte disappunto per le modalità con cui questo consiglio comunale è stato convocato: la convocazione ci è stata trasmessa giovedì 23 luglio alle 18.34 per un consiglio fissato alle 21 di lunedì 27 luglio, mentre la documentazione riguardante i punti all’ordine del giorno ci è pervenuta solamente venerdì 24 luglio alle 18.57. Un preavviso minimo ed evidentemente insufficiente.
Soprattutto non siamo stati convocati per discutere questioni marginali o meri adempimenti formali”: nella sera di ieri sono stati chiamati a “ratificare una variazione d’urgenza al bilancio di previsione 2026-2028, con applicazione dell’avanzo di amministrazione, approvare il Piano Economico Finanziario del servizio rifiuti per il periodo 2026-2029, le tariffe Tari per il 2026, ed esaminare la variazione di assestamento generale e la salvaguardia degli equilibri del bilancio 2026-2028”.
“Perché tutti gli argomenti concentrati in un consiglio straordinario?”
“Riteniamo questo modo di procedere – così Stefano Biondaro, Simone Marcolli e Nevio Tozzo – inaccettabile dal punto di vista politico e profondamente irrispettoso del ruolo dei consiglieri comunali: non ci interessa, in questa sede, una discussione formale sul numero minimo di giorni previsto dal regolamento. Il punto è un altro: rispettare formalmente un termine non significa garantire il diritto dei consiglieri a svolgere il proprio mandato. Davanti ad atti di questa importanza, un’amministrazione che crede realmente nel confronto dovrebbe avere interesse a mettere tutti i consiglieri nelle condizioni di conoscere i documenti, studiarli e formulare osservazioni.
Qual è l’urgenza? Quale circostanza imprevedibile ha reso necessario concentrare tutti questi argomenti in un consiglio straordinario convocato con questi tempi? Il Pef 2026-2029 non nasce venerdì 24 luglio. Le tariffe Tari non sono diventate improvvisamente un problema venerdì sera. L’assestamento di bilancio e la salvaguardia degli equilibri sono adempimenti programmabili e con scadenze conosciute dall’amministrazione. E la variazione d’urgenza che siamo chiamati a ratificare è, per definizione, un provvedimento già adottato dalla giunta, sul quale oggi viene chiesto al consiglio di pronunciarsi. Quindi, ancora una volta: perché arrivare a convocare il consiglio con tempi così compressi? Il tempo per studiare gli atti non è una concessione della maggioranza alla minoranza, è una condizione necessaria affinché ogni consigliere possa esercitare seriamente la funzione per la quale è stato eletto.
“Non siamo più davanti a un confronto istituzionale sano”
La maggioranza “ha i numeri per approvare gli atti, ma questo non significa eliminare il confronto perché, alla fine, i numeri per votare ci sono comunque. Questo è il punto che troviamo più grave: quando si dispone già della forza dei numeri e si utilizzano anche i tempi minimi di convocazione per mettere chi deve controllare nelle condizioni più difficili possibili per approfondire gli atti, non siamo più davanti a un confronto istituzionale sano. Una maggioranza politicamente forte non ha bisogno di ridurre gli spazi della minoranza, al contrario, mette a disposizione gli atti, concede tempi ragionevoli e poi difende nel merito le proprie scelte. Il consiglio comunale non è una formalità: il rischio è che venga considerato semplicemente l’ultimo passaggio necessario per approvare decisioni già elaborate altrove”.
“Compresso il diritto di parte dei cittadini ad essere rappresentati”
“Noi – hanno sottolineato i consiglieri del gruppo La Tua Mornago – rifiutiamo questa impostazione. Il consiglio comunale è il luogo nel quale quelle decisioni devono poter essere conosciute, discusse, contestate e, quando possibile, migliorate. Anche dalla minoranza, perché noi non rappresentiamo noi stessi: rappresentiamo una parte dei cittadini di Mornago che ci ha affidato esattamente questo compito. Comprimere il nostro spazio di approfondimento significa comprimere anche il diritto di quei cittadini ad essere rappresentati. Per questo chiediamo che rimanga agli atti la nostra ferma protesta per le modalità e le tempistiche con cui è stato convocato questo consiglio comunale. E chiediamo che per il futuro venga garantito ai consiglieri un tempo realmente adeguato per esaminare la documentazione”.
Mornago, la rivoluzione delle scuole: «Due plessi per elementari e medie»
