LEGNANO – Un ombrello, con il profilo del viso di una donna, aperto ed esposto a una pioggia di offese e minacce, a protezione di altre donne legate ad esso da un filo rosso; e il viso triste di una donna in grigio su uno sfondo rosa, su cui è sovrapposta per metà una maschera dello stesso viso truccato e sereno (nella foto sopra). Sono i manifesti realizzati dagli studenti del liceo artistico Dell’Acqua di Legnano coordinati dal professor Alban Met-Hasani e dalla professoressa Gennj Catalano per l’edizione 2024 del programma di eventi per il 25 Novembre in città. I manifesti sono stati presentati oggi, lunedì 18 novembre, a Palazzo Malinverni insieme alle due settimane di iniziative curate dall’amministrazione comunale con la commissione Pari opportunità, la Consulta 3 Oltresempione, l’ospedale, associazioni, sindacati, asili nido e istituti scolastici del territorio, libreria Ubik, Museo Fratelli Cozzi e Poste italiane.
Fra gli eventi (il programma completo è in allegato a questo link) un incontro in sala Ratti il 27 su “Violenza alle donne, dove trovare aiuto” a cura di Filo Rosa Auser, Cgil e Spi Ticino Olona e Liceo Galilei con il vicequestore Ilenia Romano, a capo del commissariato cittadino della Polizia di Stato, e del pm della Procura di Busto Arsizio Flavia Salvatore; un altro al Castello il 21 su “Vivere dopo un femminicidio” con il genitore di una donna uccisa; e l’inaugurazione il 24 di una panchina rossa nel giardino Impastato (via Risorgimento).
25 Novembre, due settimane di eventi a Legnano

Sempre oggi – alla presenza di Laura Pandolfi, componente commissione Pari opportunità, Ilaria Maffei, assessore alla “comunità inclusiva”, Costanza Bergellini, coordinatrice per conto di Fondazione Padri Somaschi della casa rifugio per donne vittime di violenza e di Antonella Manfrin, coordinatrice Centro antiviolenza – è stato reso noto il bilancio dell’attività svolta nel 2024 dal Centro antiviolenza di Filo Rosa Auser a Legnano, attivo dal 2015, e dallo sportello Antenna antiviolenza aperto a Castano Primo.
Da gennaio a settembre 2024 le donne vittime di violenza aiutate nelle due sedi sono state 110 (89 a Legnano e 21 a Castano Primo, dove se n’è aggiunta una a ottobre) sulle 174 che si sono presentate o delle quali si è avuta notizia. La valutazione del rischio è stata bassa per 16 di loro, media per 55 e alta per 39: di queste ultime, 8 sono state collocate in una struttura protetta (9 con il caso di ottobre): tre sono italiane, due pachistane e una ciascuna di Bangladesh, Perù e Ucraina. Delle donne prese in carico, 51 hanno effettuato anche una consulenza legale e 67 hanno avviato anche un percorso di supporto (in 8 hanno usufruito di entrambi). La fonte più frequente dei casi sono le forze di polizia (30 casi), seguite dall’accesso spontaneo (23) dai servizi sociali e dal numero telefonico anti violenza 1522 (11), dal pronto soccorso (8) e da altre, fra cui legali o parenti.
Sporge denuncia meno della metà
La violenza più diffusa – possono essere ovviamente presenti più forme nello stesso caso – è quella piscologica (102), seguita da quella fisica (67), “assistita” (35) cioè alla presenza di figli minori, circostanza un tempo aggravante e oggi divenuta reato a sé, economica (34), tale cioè da impedire ad esempio alla donna di lavorare e di avere quindi l’indipendenza su questo piano; seguono casi di stalking (32), violenza sessuale (14) e molestie sessuali (4). L’autore in 32 casi è stato il marito, in 16 il convivente e in altri 16 l’ex convivente, in 12 l’ex fidanzato e in altri 12 l’ex marito. Anche il maltrattante è quasi sempre italiano (85) mentre in 20 casi è un cittadino extracomunitario. Meno della metà delle donne ha sporto denuncia: 51 contro 59 che non l’hanno fatto.
La maggior parte delle donne sono di Legnano (19) seguita da Parabiago (13), ma ben 24 arrivano da comuni estranei a quelli del territorio di riferimento. La fascia di età prevalente (53 casi) è quella tra 41 e 60 anni, seguita da 31-40 (26), 18-30 (19), oltre i 60 (10) e minorenni (due casi); l’età influisce sul tipo di violenze: sessuali per le più giovani, percosse, anche per mano dei figli, per quelle meno giovani. La stragrande parte (75) sono italiane, dato costante nel tempo. Il loro livello di istruzione è buono: 48 hanno un titolo di scuola secondaria di II grado, 45 di I grado e 9 sono laureate; 59 sono occupate, 31 disoccupate. 8 pensionate, 6 studentesse e altre 6 casalinghe. Circa un terzo (36) sono coniugate, un altro terzo (35) nubili; la maggior parte (41) hanno figli minori, 31 non hanno figli, 24 hanno figli maggiorenni e 14 sia minorenni che maggiorenni.
L’attività della Casa Artemisia a Rescaldina
Bergellini ha poi riassunto l’attività svolta dalla Casa rifugio Artemisia di seconda accoglienza, che ha sede a Rescaldina in via Tintoretto 2, in un immobile confiscato alla mafia. Aperta a maggio 2022, da allora la Casa ha accolto 16 donne e 8 minori con una rete che comprende una équipe educativa, legali, Cav-Centri di aiuto alla vita e servizi sociali del Comune di residenza, per sostenere le donne in un percorso che «non è mai lineare, ma sempre molto complesso, fatto di alti e bassi, di scelte e di ritorno sulle scelte fatte, di momenti di forza e di momenti in cui sembra di non riuscire a farcela».
Meno della metà delle donne accolte (il 44%), sono italiane dal momento che queste possono contare su “basi di appoggio” sul territorio, mentre il 31% provengono dall’Est Europa, il 13% dall’Africa e il 12% dall’America Latina. Anche in questo caso, la fascia d’età più frequente (31%) è quella tra 46 e 60 anni. Nella quasi totalità dei casi (80%) il maltrattante è il marito o il compagno; la permanenza media è di 5 mesi, con un periodo per lo più breve (un mese) e che solo di rado supera l’anno. Fra le criticità emerse: condizioni di lavoro precario, difficoltà a reperire un alloggio per l’uscita, problemi psichiatrici ma anche la presenza di minori (con casi di violenza assistita) e i tempi lunghi del percorso penale.
Sabato 23, dalle 11.00, le donne accolte nella Casa metteranno in mostra su panni stesi le parole che esprimono i loro pensieri sull’esperienza vissuta.
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