Nel nome di Francesco. E della speranza

papa francesco speranza
Papa Francesco in una piazza San Pietro vuota prega per la fine della pandemia

Era venuto dalla fine del mondo. Lo avevano eletto come Papa di transizione, invece quello di Francesco è stato un pontificato lungo che ha cambiato o, meglio, ha cercato di cambiare a fondo la Chiesa. Una Chiesa attraversata da difficili momenti, dall’affaire Vatileaks allo scandalo dei preti pedofili, nella quale Bergoglio, morto a 88 anni, si è imposto con una ventata di freschezza, appunto, francescana. La sua è stata una Chiesa protesa verso gli ultimi del mondo, i poveri, le vittime delle guerre, i diseredati; un calore evangelico di cui c’era e c’è assoluto bisogno, fosse soltanto per il bisogno di pace, della quale il Papa si è fatto interprete con sofferto e indomito slancio.

All’inizio ha convissuto con il suo predecessore, l’altro Papa, Papa Ratzinger, manifestandogli profondo rispetto pur nella diversità di alcune visioni, di un modo di porsi antitetico tra i due. Una persona umile, Jorge Bergoglio, che ha vissuto fino all’ultimo (soltanto ieri era in piazza San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi, nonostante le sue precarie condizioni fisiche) la sua missione, il suo pontificato già entrato nella storia. A cominciare dal nome che ha scelto dopo l’inaspettata elezione: Francesco, un programma, un’anticipazione, un invito a riconoscere immediatamente lo stile del suo pontificato. Francesco, come il Santo di Assisi, come il poverello della Porziuncola, che non significava affatto agire al ribasso, caso mai l’esatto contrario, come sta scritto nel Vangelo.

Ha abitato in Santa Marta e non nei ricchi Palazzi Apostolici, si spostava su utilitarie invece che nelle luccianti auto di rappresentanza; settimana scorsa si è presentato in San Pietro per pregare in carrozzina e con il poncho. Come fosse un qualunque pellegrino. Qualcuno ha messo addirittura in dubbio l’immagine della sacralità del Papa. Evidentemente non ne ha compreso la forza espressiva o non ha capito chi fosse questo grande uomo. Capace di incontrare il vice presidente americano, Vance, nonostante le tante divergenze sulle questioni sociali e internazionali. Un messaggio che il dialogo non va mai precluso se si cerca, si pretende la distensione. Proprio come sosteneva Giovanni XXIII: “I rapporti diplomatici non vanno mai interrotti”.

Di lui ora si dirà molto, probabilmente tutto, si scriverà e si commenterà, si ricorderanno momenti e discorsi, com’è normale che sia. Si andrà a fondo della sua azione di riformista, ci saranno condivisioni, elogi e critiche. Si racconterà la sua storia, fin dagli anni dell’Argentina della dittatura, la terra “della fine del mondo”. Si dirà della sua malattia e della volontà di essere sempre e comunque presente tra la gente (il paragone con Wojtyla è scontato).  A noi rimane viva la sua figura nella piazza San Pietro deserta, nel dilagare del Covid. Francesco solo a pregare per la fine della pandemia e per l’Umanità. Una folgorazione per la mente e il cuore, un’immagine che è molto più di un simbolo, è un annuncio di speranza anche nel momento della disperazione. La speranza, parola chiave in quest’anno giubilare indetto da Francesco. La speranza che non muore con lui, ma da lui si vivifica e si diffonde ancora con più forza nel mondo.

E’ morto papa Francesco. Il Pontefice aveva 88 anni

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