Landini a Nerviano all’assemblea dei lavoratori del centro ricerche Nms

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NERVIANO – Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini è intervenuto oggi, mercoledì 3 dicembre, al centro ricerche Nms-Nerviano Medical Sciences (nella foto). Occasione, l’assemblea dei lavoratori, cui ha preso parte anche Marco Falcinelli, segretario generale Filctem-Federazione italiana lavoratori chimica, tessile, energia e manifatture.

«Forte preoccupazione per questo patrimonio scientifico»

Come si legge sulla pagina Instagram della Cgil Ticino Olona, sono stati affrontati due nodi centrali: lo sciopero generale del 12 dicembre «per rimettere al centro il lavoro, i salari, la sicurezza e i diritti. Per dire che un Paese che chiede sacrifici a chi ha già dato tutto, mentre continua a tutelare rendite e grandi interessi, non è il Paese che vogliamo. Landini lo ha ricordato con chiarezza: non si tratta solo di una data, ma di un’idea di giustizia sociale che dobbiamo difendere insieme»; e la crisi del centro ricerche Nms, dove la proprietà, un fondo cinese, ha deciso di ristrutturare le attività e di licenziare tutti i 73 ricercatori che da anni vi lavoravano.

«Una preoccupazione forte, che abbiamo condiviso con trasparenza – osserva il sindacato – Qui ci sono competenze uniche, professionalità che non possono andare disperse, un patrimonio scientifico che rappresenta un pezzo di futuro per tutto il territorio del Ticino Olona. Le lavoratrici e i lavoratori chiedono certezze, e noi saremo al loro fianco in ogni passaggio, perché non accetteremo che l’ennesimo luogo di innovazione venga lasciato scivolare nell’incertezza».

Punto di riferimento della ricerca

Da sempre Nerviano Medical Sciences è un faro nella ricerca in campo oncologico e della scoperta di farmaci contro i tumori, con competenze che coprono l’intera filiera della ricerca, dallo sviluppo preclinico alle fasi cliniche, fino alla produzione di princìpi attivi farmaceutici. La chiusura dei reparti di ricerca non mette in pericolo solo posti di lavoro, ma anche anni di investimenti pubblici e privati nella lotta contro i tumori.

Lo scorso luglio la proprietà ha comunicato di voler dismettere il laboratorio, la maggior parte dei ricercatori e le attività di ricerca e sviluppo, trattenendo solo i progetti che può vendere. A Nerviano sono a rischio due tesori della scienza italiana, costruiti in decenni con capitali privati ma anche pubblici: da un lato ricercatori qualificati, iper-specializzati in biologia, chimica, farmacologia, bioinformatica e ricerca clinica, la maggior parte con dottorato di ricerca, molti dei quali rientrati in Italia dopo esperienze all’estero; dall’altro la piattaforma tecnologica, fra cui la chemoteca (più di 100.000 composti chimici, raccolti e gestiti grazie a investimenti pubblici e privati, fondamentali per creare nuovi farmaci) e la banca cellule, circa 700 linee cellulari tumorali, sviluppate e mantenute anche con il sostegno della Regione e di fondi europei.

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