Una lettera pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera del 20 agosto. La firma Davide Faraone, deputato di Italia Viva, papà di una ragazza autistica. Malpensa24 la ripropone in sintesi nello spazio degli editoriali del direttore perché evoca alti valori umani e sociali, risveglia la sensibilità di ciascuno di noi e colpisce chi, tra noi, fa sfoggio di insensibilità e stupidità commentando in modo becero le fotografie di Faraone e di sua figlia al mare, postate sui social. Con una chiosa dello stesso Faraone solo all’apparenza spiazzante: “Noi siamo felici”. Grande messaggio di speranza. Nel mondo attuale, con tutto quello che ci offre, dalle guerre alle miserie di casa nostra, dalle meschinità alle cattiverie da cui siamo circondati, comprese le cattiverie via web, vale molto, ma molto di più di qualunque altro editoriale.
La lettera di Davide Faraone nasce appunto dalla pubblicazione Facebook di alcune fotografie al mare con la figlia Sara, che ha una disabilità legata all’autismo. Il post, pensato per condividere un momento di serenità e dare speranza alle famiglie che vivono la stessa esperienza, è stato accompagnato anche da commenti offensivi rivolti alla ragazza (“Sembra un uomo”)
Faraone decide quindi di rispondere agli insulti spiegando, anzitutto, che alcuni tratti dell’aspetto di Sara — come i capelli corti e l’assenza di trucco e orecchini — non hanno nulla a che vedere con il suo genere, ma con le sue esigenze sensoriali. Per una persona autistica, infatti, rumori, vibrazioni e contatto fisico possono rappresentare una fonte di forte stress. La famiglia ha semplicemente imparato a rispettare ciò che la fa stare bene.
Il padre respinge poi con forza l’idea che l’autismo o la disabilità siano un “problema” o uno “scherzo della natura”. Sara, sottolinea, non è la sua diagnosi: è una persona che vive, ride, nuota, mangia, si diverte e costruisce, come tutti, la propria felicità. I veri problemi sono piuttosto i pregiudizi, gli ostacoli e lo sguardo di chi vede prima la disabilità e soltanto dopo la persona.
Il passaggio centrale della lettera riguarda proprio la felicità. Faraone ammette che la vita della famiglia ha conosciuto paura, stanchezza e momenti difficili, ma contesta l’idea che una famiglia con una persona disabile sia necessariamente infelice. La felicità, spiega, può avere forme diverse: una piccola conquista di autonomia, una risata dopo una giornata difficile, una giornata al mare o semplicemente una fotografia insieme.
La lettera diventa così una rivendicazione del diritto alla normalità e alla visibilità. Faraone annuncia che continuerà a mostrare pubblicamente la propria vita con Sara, non per esibire la figlia, ma per trasmettere alle altre famiglie un messaggio: dopo una diagnosi la felicità non finisce, può semplicemente cambiare forma e “indirizzo”.
La conclusione è netta: le famiglie con persone disabili non devono nascondersi né chiedere scusa della propria presenza. Andranno al mare, al ristorante, in vacanza, scatteranno fotografie e vivranno la propria vita. Sara non ha nulla di cui vergognarsi; e Davide Faraone si dichiara immensamente felice e orgoglioso di essere suo padre.
Dovremmo davvero farne tesoro.
