NOVARA – C’è un dato che, tra le pieghe del Secondo Rapporto Disuguaglianze di Fondazione Cariplo, colpisce più degli altri: il 77% dei giovani tra i 18 e i 45 anni ha trovato ostacoli durissimi sul proprio cammino, ma oltre la metà di loro è riuscita a migliorare la propria condizione di partenza. In un’Italia spesso dipinta come immobile, questo numero ci dice che il cambiamento è possibile, ma a una condizione precisa: non lo si fa mai da soli.
Far “fiorire” le vite per superare i gap di partenza
Lunedì 2 marzo, la cornice del Castello di Novara ha ospitato la presentazione di un’indagine che ribalta il punto di vista abituale. Se il primo rapporto di Fondazione Cariplo esplorava il “lato oscuro” delle disparità, questa seconda edizione si concentra sul “lato luminoso”. Si parla di fioritura umana, un termine quasi poetico per descrivere un concetto molto concreto: la capacità di un individuo di far emergere il proprio talento nonostante un punto di partenza svantaggiato.
Il peso del contesto e la “scintilla” del Mentor
I numeri presentati da Valentina Amorese di Fondazione Cariplo e dalle ricercatrici di Ipsos Doxa, Chiara Ancillotti e Chiara Ferrari, parlano chiaro. La famiglia, la scuola e la vita sociale restano i pilastri del benessere, ma la vera differenza la fa la rete. Chi vive in contesti socialmente integrati ha il 64% di probabilità di migliorare la propria situazione economica; per chi è isolato, questa possibilità precipita al 28%.
Ma cosa accende il cambiamento? La ricerca identifica due leve chiave: il mentor e la comunità. Il primo è quella figura — un insegnante illuminato, un allenatore, un amico — che funge da scintilla, capace di vedere il potenziale dove altri vedono solo un problema. La comunità, invece, è l’ossigeno: quella rete di protezione e fiducia che permette a quella scintilla di non spegnersi alle prime difficoltà.
Le voci: oltre i numeri, la responsabilità
Per Giovanni Azzone, Presidente di Fondazione Cariplo, il contrasto alle disuguaglianze non è solo una scelta etica, ma una necessità strategica per un Paese che invecchia. «Non possiamo permettere differenze così ampie tra i cittadini», ha spiegato con fermezza. «Dobbiamo lavorare insieme, istituzioni e aziende, agendo come una piattaforma di servizi. I dati ci dicono che bisogna stare vicini a chi è in difficoltà, specialmente nei primi anni di vita e nella formazione».
Un concetto ripreso con forza anche dal territorio novarese. Davide Maggi, Presidente di Fondazione Comunità Novarese, ha sottolineato come le disuguaglianze non siano solo cifre da misurare, ma una responsabilità che ci riguarda tutti. «Anche qui a Novara vediamo quanto pesino le condizioni di partenza – ha commentato Maggi – ma vediamo anche che quando una comunità si attiva, unendo scuole, terzo settore e famiglie, le distanze si riducono. Il nostro lavoro quotidiano è proprio questo: facilitare le connessioni».
Il sindaco: il nostro sforzo è in questa direzione
«Io penso che uno dei compiti più importati dell’ente locale – ha sottolineato nel suo saluto introduttivo il sindaco di Novata Alessandro Canelli – sia proprio quello di lavorare alla riduzione delle disuguaglianze. E’ in questa direzione che si concentrano i nostri sforzi. Penso in particolare alle scelte che abbiamo per quanto riguarda gli asili nido, che consideriamo un elemento importante per colmare gli handicap di partenza. Con una politica tariffaria coraggiosa, a cui poi si sono uniti i bonus governativi, abbiamo reso accessibili i nidi alla stragrande maggioranza delle famiglie»
Un futuro da costruire insieme
In definitiva, ciò che emerge dall’incontro al Castello è un invito all’azione. La fragilità non è una condanna se il sistema intorno alla persona è capace di trasformarla in risorsa. Quando le istituzioni e i cittadini smettono di essere monadi e diventano un “ecosistema di opportunità”, le disuguaglianze smettono di essere un destino ineluttabile e diventano il terreno su cui costruire una nuova crescita collettiva.
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