CASTELLETTO TICINO – C’è anche il territorio del Nordovest, e in particolare il comune di Castelletto Ticino, nel Novarese, tra i fulcri dell’importante operazione antidroga scattata all’alba di oggi, lunedì 18 maggio. I Carabinieri hanno eseguito 19 misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi da sparo.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Roma, ha svelato l’esistenza di un sodalizio criminale con base nel Lazio ma ramificato fino alle province di Novara, Massa Carrara e Perugia.
Il canale dal Belgio e i contatti con la ‘Ndrangheta
Le indagini, condotte tra il febbraio 2021 e il dicembre 2022, hanno preso le mosse dagli accertamenti investigativi che avevano precedentemente portato allo scioglimento del Comune di Aprilia. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la struttura di una vera e propria consorteria criminale capace di gestire la produzione, l’importazione – attraverso collaudati canali di rifornimento in Belgio – e la successiva commercializzazione di ingenti quantitativi di droga.
Secondo quanto emerso, l’organizzazione poteva contare su contatti qualificati con esponenti vicini alla cosca Morabito di Africo, nota famiglia della ‘ndrangheta reggina. Nel corso dell’attività investigativa è stato documentato il flusso di oltre 7 chili di cocaina, 50 di hashish e 35 di marijuana, oltre all’arresto in flagranza di cinque corrieri.
Fucili mitragliatori e il supporto del “tecnico”
Il gruppo criminale non esitava a utilizzare la violenza per imporre il proprio controllo sulle piazze di spaccio e per recuperare i crediti dai clienti insolventi. I Carabinieri hanno infatti accertato la disponibilità di un arsenale di armi, tra cui un fucile mitragliatore, utilizzato per minacciare i clienti inadempienti, tra i quali figura anche il titolare di un ristorante.
Per muovere i carichi di stupefacente, il clan utilizzava le vetture di una società di autonoleggio locale, destinate esclusivamente a questo scopo. Tra i dettagli più singolari emersi dall’inchiesta, figura anche il coinvolgimento di un dipendente del Ministero dell’Istruzione: l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe fornito una specifica consulenza tecnica per ottimizzare la coltivazione e la produzione della marijuana all’interno di alcune serre.
