“Per Tommaso”: da 16 anni a Novara  con i ragazzi contro bullismo e cyberbullismo

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Da sinistra Luigi Falabrino, il questore Fabrizio La VIgna e il direttore dell'Asl Angelo Penna

NOVARA – Una storia drammatica da cui è germogliato tanto bene per i ragazzi. E’ il “Progetto per Tommaso”,  nato nel 2010 per combattere il bullismo e il cyberbullismo tra i ragazzi nella fascia d’età tra i 14 e i 16 anni, sulla grande spinta emozionale di un tragico evento che interessa l’adolescente Tommaso, studente del Liceo Scientifico Antonelli di Novara, appassionato di computer e web.

Il progetto si è poi esteso a comprendere anche fasce d’età più basse, sempre più esposte ai rischi di un utilizzo indiscriminato di smartphone e di altri strumenti informatici.

Più di 22.000 ragazzi raggiunti in 16 anni

Nei sedici anni di attività, nell’ambito del Progetto  oltre 2.000 ragazzi sono diventati Peer Educators, e si prendono cura come volontari dei loro coetanei collaborando alle attività educative, alle quali hanno partecipato oltre 22.400 studenti delle superiori e 7.300 studenti delle medie.

Firmato il rinnovo della convenzione

Questa mattina, martedì 20 ottobre, in Questura a Novara, il questore della provincia Fabrizio La Vigna e il direttore generale ell’Asl Angelo Penna hanno sottoscritto il rinnovo per altri tre anni della convenzione per l’attuazione del progetto,  che si avvale del sostegno dei club Rotary della città di Novara e il Distretto Rotary 2031, oltre alla Fondazione Comunità novarese.

La voce dei protagonisti

L’importanza del ”Progetto Per Tommaso” è stata sottolineata dal Questore che ha messo in evidenza come le attività educative «hanno dati a tanti ragazzi la possibilità di acquisire strumenti per muoversi tra i pericoli della Rete internet con cognizione di causa».

Il direttore Penna ha messo in luce la grande disponibilità messa in campo dagli operatori dell’Asl «che ha permesso di raggiungere numeri ragguardevoli».

Luigi Falabrino, del Rotary Club Valticino di Novara ha voluto sottolineare come i ragazzi coinvolti come peer educators «si sono messi dalla parte dei più deboli, e saranno certamente persone migliori».

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