NOVARA – La vertenza Radici Chimica approda a Roma. Mercoledì 23 settembre è in programma un’audizione alla Camera dei Deputati per affrontare il nodo dei 140 esuberi annunciati dall’azienda (passati a 125 a seguito di 15 ricollocazioni già formalizzate), oggi sotto il controllo del fondo statunitense Lone Star. Un altro momento di confronto più politico dopo quelli tecnici già svoltisi nelle scorse settimane.
Il tavolo a Montecitorio
La decisione di portare il caso sul tavolo parlamentare è maturata durante un vertice ad Arona tra l’amministratore unico del gruppo, Angelo Rodolfi, il deputato e sindaco di Arona Alberto Gusmeroli e, in collegamento, il primo cittadino di Novara Alessandro Canelli.
I due amministratori leghisti, al termine del confronto, hanno confermato con una nota congiunta che il caso dell’azienda chimica novarese sarà discusso all’interno della IX Commissione Attività Produttive della Camera, presieduta dallo stesso Gusmeroli. Nel dibattito verranno coinvolte anche le organizzazioni sindacali (che invece non hanno preso parte all’incontro aronese).
Il futuro del sito di Novara
Al centro dell’audizione parlamentare ci saranno l’analisi dello stato di salute della società, il piano industriale per lo stabilimento di Novara, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la ricerca di soluzioni concrete. Il vertice con i vertici aziendali è servito a delineare le intenzioni della nuova proprietà americana e a individuare le leve istituzionali per abbattere l’impatto sociale dei tagli.
La pressione sulla Regione Piemonte
Accanto al canale parlamentare si muove la politica regionale. L’obiettivo è sollecitare la Giunta Cirio per ottenere l’attivazione di percorsi di formazione e riqualificazione professionale, necessari a favorire il ricollocamento dei lavoratori che rimarranno esclusi dalle tutele del piano sociale.
I timori sul fondo americano
Resta forte l’inquietudine nel distretto industriale novarese. L’operazione con il fondo Lone Star, perfezionata a maggio e seguita dopo soli due mesi dal ridimensionamento dell’organico, alimenta pesanti interrogativi sulla tenuta della filiera chimica.
Il timore diffuso tra le istituzioni locali è che una contrazione della capacità produttiva di Radici Chimica finisca per ripercuotersi a catena sul tessuto manifatturiero e strategico di tutto il Nord Ovest.
