Novara: polo di corso Vercelli, “mistero” sulle percentuali e scontro sui data center

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Ancora uno scontro sull'urbanistica in Consiglio Comunale

NOVARA – L’ultima seduta del consiglio comunale di Novara, accesa dalla variante urbanistica per il completamento del polo di corso Vercelli, ha travalicato i confini della semplice prassi amministrativa per trasformarsi nel palcoscenico di uno scontro radicale.
Al centro della contesa c’è una superficie imponente da quasi 300mila metri quadrati — l’equivalente di oltre 40 campi da calcio —, ma è sulla vera natura e sul “peso” numerico di questo intervento che si gioca la partita più sottile e spinosa.

Il dilemma delle proporzioni: quanto c’è davvero di Comoli Ferrari?

Il punto focale attorno a cui ha ruotato l’ampio dibattito in aula riguarda le proporzioni reali del Piano Particolareggiato. L’intera operazione è stata presentata e accompagnata dall’insegna del marchio Comoli Ferrari, eccellenza novarese e azienda leader nel settore dei materiali e delle soluzioni per l’impiantistica. Tuttavia, se si guarda alla distribuzione degli spazi, i conti non tornano.

Il balletto delle cifre: chi dice il vero?

In aula, i consiglieri del Partito Democratico hanno alzato il velo su quello che ritengono un cortocircuito dimensionale: l’espansione dello storico gruppo occuperebbe soltanto un marginale 10% della volumetria e della superficie complessiva, lasciando il restante 90% aperto a nuovi insediamenti produttivi, logistica e soprattutto all’ombra minacciosa dei data center. Di contro, l’assessore all’Urbanistica Marzia Vicenzi ha provato a riequilibrare i numeri citando una quota del 50%.
In questo balletto di cifre — dove è arduo trovare dati certi e ancor più complesso ottenere conferme dirette dai vertici aziendali —  trova sostegno autorevole una percentuale indicata come quella più vicina alla realtà effettiva: il 20%.
Se questo dato trovasse conferma, significherebbe che l’80% dell’intero comparto resta un’incognita.

L’irriducibilità di due modelli di sviluppo

Il dibattito su corso Vercelli ha fatto emergere, per l’ennesima volta, l’assoluta irriducibilità tra due visioni di città ormai inconciliabili. Da un lato c’è il modello perseguito dal centrodestra nei suoi dieci anni di governo cittadino: una linea improntata all’attrattività di investimenti private-driven, al completamento delle aree edificabili e a un’idea di sviluppo pragmatico in cui, come ribadito con forza dal sindaco Alessandro Canelli, la città «non può rimanere immobile» e i data center o la logistica rappresentano infrastrutture inevitabili della modernità.
Dall’altro lato si posiziona il centrosinistra, le cui preoccupazioni sono ormai saldamente ancorate agli effetti della crisi climatica e al consumo di suolo agricolo. L’ipotesi che la quota maggioritaria dell’area possa accogliere infrastrutture ad altissimo impatto come i data center diventa così il simbolo perfetto della frattura.
Come sottolineato dall’opposizione — con gli affondi di Mattia Colli Vignarelli, Sara Paladini, Mario Iacopino, Rossano Pirovano, Milù Allegra, Cinzia Spilinga e Nicola Fonzo —, i data center rappresentano un problema grave: voraci consumatori di risorse idriche, enormi generatori di calore e, a differenza delle fabbriche manifatturiere tradizionali, quasi del tutto privi di ricadute occupazionali umane. Un modello che, secondo le minoranze, non regge di fronte alle sfide ambientali del presente.

L’ombra del nuovo PRG e il nodo mai sciolto di Pernate

La discussione sulla delibera di corso Vercelli si è inserita in una sequenza  precisa, arrivando in aula all’indomani dell’ennesima seduta di commissione dedicata alle previsioni del nuovo Piano Regolatore Generale “in costruzione”.
È riemersa con forza anche la ferita aperta dell’ambito di Pernate, portando il PD ad attaccare frontalmente la giunta con l’accusa di raccontare una realtà alterata: «È rimasto tutto uguale, mentite alla città promettendo una riduzione».

La partita urbanistica cuore della campagna elettorale 2027

La sensazione generale è che la partita urbanistica di Novara stia arrivando al suo momento di massima resa dei conti, mettendo a nudo la distanza siderale tra chi governa promettendo crescita e innovazione e chi chiede di fermare il consumo di suolo prima che sia troppo tardi.

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