BUSTO ARSIZIO – Ergastolo per Ariane Pereira Bezerra da Silva, figlia di Adilma Pereira Carneiro, condannata in primo grado alla stessa pena per l’omicidio di Fabio Ravasio, il 52enne ucciso a Parabiago il 9 agosto 2024. È la richiesta formulata dal pubblico ministero Ciro Caramore al termine di una requisitoria durata circa sei ore davanti alla Corte d’assise. Alla giovane è contestata l’aggravante della premeditazione. Esclusa, per il pm, la possibilità di concederle le attenuanti generiche.
Il movente economico
Al centro dell’intervento della Procura, il presunto ruolo della giovane nell’organizzazione del delitto, inizialmente apparso come un investimento mortale provocato da un pirata della strada. Secondo l’accusa, madre e figlia avrebbero avuto entrambe un ruolo attivo nella pianificazione dell’omicidio, maturato per ragioni economiche. Il movente, nella ricostruzione accusatoria, sarebbe legato anche agli 800mila euro prestati dai genitori della vittimaalla compagna del figlio e alla richiesta di restituzione del denaro. Una vicenda che avrebbe esposto la donna al rischio di un’azione esecutiva sull’immobile di proprietà della madre.
La ricerca di un sicario
Tra gli elementi richiamati dal pubblico ministero figura la partecipazione di Ariane a un incontro ritenuto centrale per la preparazione del delitto, avvenuto nel bar di Massimo Ferretti, all’epoca amante della madre. In quella circostanza, secondo la ricostruzione dell’accusa, la giovane avrebbe suggerito di cercare un possibile sicario nel campo nomadi di Magenta. La Procura ha inoltre evidenziato i contatti tra l’imputata e Mohammed Dahibi, condannato in primo grado per l’omicidio, nel periodo compreso tra l’8 e il 14 luglio 2024. Le comunicazioni si collocherebbero nella seconda fase della ricerca di un esecutore, dopo il fallimento di un precedente tentativo attribuito a Ferretti.
Telefonate e contatti prima del delitto
Ulteriori elementi sarebbero rappresentati dalle telefonate e dai messaggi scambiati da Ariane con la madre e con altri imputati nei giorni e nelle ore precedenti all’omicidio. Per l’accusa, questi contatti dimostrerebbero che la giovane era informata del piano. Particolare rilievo è stato attribuito anche alle chiamate intercorse subito dopo l’investimento mortale, interpretate dal pm come una triangolazione tra la figlia, la madre e l’allora compagno della giovane. Per la Procura, Ariane sarebbe stata «al centro della rete», quasi una centrale operativa del piano.
L’auto e le operazioni successive all’omicidio
Nella ricostruzione della Procura, Ariane avrebbe avuto un ruolo anche nelle operazioni successive al delitto, in particolare nella gestione e nella pulizia dell’auto utilizzata per investire Ravasio. A sostegno di questa ipotesi sono stati richiamati messaggi e intercettazioni tra madre e figlia. Per l’accusa, l’insieme degli elementi raccolti escluderebbe che l’imputata fosse semplicemente a conoscenza del piano senza avervi aderito.
Tensioni in aula e il processo
La requisitoria si è svolta in un clima di tensione tra la Procura e la presidenza della Corte. L’imputata, secondo quanto emerso in aula, ha più volte scosso la testa durante l’intervento del pubblico ministero. La richiesta di ergastolo si inserisce nel procedimento che ha già portato alla condanna in primo grado di otto persone, tra cui Adilma Pereira Carneiro, ribattezzata la «Mantide di Parabiago».
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