«Morto sul lavoro a Origgio, tutto il sistema deve interrogarsi»

Origgio morto lavoro cantiere

Nei cantieri la sicurezza deve venire prima dei tempi di consegna, dei costi e dell’organizzazione della filiera. Ogni volta che un operaio muore sul lavoro, tutto il sistema deve interrogarsi sulle proprie responsabilità. La sicurezza deve essere una condizione reale, perché, non si può parlare di questo tema fondamentale sempre purtroppo a tragedia già avvenuta.
Alla famiglia, ai colleghi e a tutte le persone coinvolte esprimiamo cordoglio e vicinanza. Ma il cordoglio, da solo, non basta. Saranno le autorità competenti a chiarire dinamica e responsabilità, ma sappiamo che il cedimento di materiali e strutture, così come il conseguente rischio di schiacciamento è uno dei maggiori rischi nel settore delle costruzioni e, proprio per questo, deve essere prevenuto con tutte le modalità a disposizione a partire dall’organizzazione, dalla formazione e dai controlli di sicurezza.
La pressione su tempi e costi non dovrebbe mai tradursi in minori tutele per chi lavora. La presenza del sindacato è fondamentale, ma non può svolgere da solo il ruolo di tutta una filiera e del legislatore. La prevenzione deve riguardare anche tutta la catena degli appalti e dei subappalti, dove purtroppo troppo spesso ci sono zone grigie, minori controlli e lo scarico di responsabilità da un soggetto all’altro.
Ogni lavoratore deve poter tornare a casa alla fine della giornata. Per questo è necessario rendere la sicurezza una condizione reale del lavoro, non una formula da richiamare dopo l’ennesima tragedia.

Flavio Cervellino (Filca Cisl dei Laghi)
Annunziato Larosa (FENEALUIL Alta Lombardia)

Infortunio sul lavoro in un cantiere di Origgio: muore un uomo di 55 anni

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