Parigi 2024, la nostra medaglia

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di Massimo Lodi

C’è bisogno/urgenza che Parigi 2024 sia un successo. Specialmente per lo spirito. Ci arriviamo depressi: guerre, ingiustizie, emarginazioni, triboli endemici. E quindi deficit di speranza, orizzonte buio, avvitamento psicologico. Le Olimpiadi servono a ribaltare situazioni all’apparenza senza chance di cambiamento. Non sono una tregua, bensì un rilancio. Spesso han svolto tale compito: auspici di replay. Purché si vada oltre il concetto di pausa ipocrita, come già e largamente vengono definite. O di affare mediatico-pubblicitario, corredato dal rancido coté di fustigazioni. O di truffaldino panem et circenses.

Le Olimpiadi, per chi ne capisce senso e valenza, rappresentano qualcosa d’alternativo. Il raduno d’un mondo piccolo che sta avanti d’un bel pezzo al mondo grande, al resto del mondo intero. E gl’insegnano in che maniera -grazie a merito e lealtà- sono superabili incomprensioni, rabbie, partigianerie, torti. Il peggio che avvelena l’anima quotidiana.

Hanno un passo più lungo della contemporaneità, le Olimpiadi. Si proiettano nel futuro. Sono il futuro. Gli atleti le han preparate con cura, sacrificio, competenza, ricerca, puntigliosità, ardimento. Costituiscono, assieme a tecnici allenatori specialisti/scienziati vari, l’avanguardia della società. E raccontano che un progresso d’insieme, compiuto da ciascuno nel suo specifico àmbito, è possibile. L’uomo non si ferma a piangersi addosso: è stato creato -da chi quando come?- per correre. Ha gambe lunghe, braccia che tagliano il vento, pensiero lanciato lontano. Lontanissimo.

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Massimo Lodi

Le Olimpiadi -consapevoli della grandeur lessicale- sono fiera retorica. Gloriosa epopea. Idealizzazione leggendaria degli eroi in gara. Non si tratta di fattori negativi, si tratta del contrario. Ci vuole un’aura romanzesca nel calarsi temerariamente dentro la realtà competitiva. I concorrenti ce l’hanno. E fan capire agli spettatori, miliardi ormai nel mondo, che un tot del loro esempio merita d’essere còlto/praticato. Servirà a obiettivi minori, però chi l’ha detto che non conducano a risultati altrettanto importanti ovvero a superare i propri limiti in qualunque periferica attività?

Le Olimpiadi non sono soltanto un test di buona organizzazione, sfurbito marketing, rassegna di talenti, spettacolo televisivo. Nell’eccesso di partecipanti, discipline, dispute si prestano alla fantasiosa interiorizzazione, funzionando da straordinario check dell’ego.

Guardiamo l’inarrivabile pluralismo altrui e pensiamo a dove possa arrivare l’individualismo personale. Magari non un granché oltre il traguardo della quotidianità cui siamo adusi. Però superarlo sarebbe già qualcosa, nel grigiore, nei timori, nell’angoscia del futuro che di solito ci prende. Parigi 2024 non soltanto mega-show, iper-sport, maxi-lunapark turistico, giga-bolla economica. Anche micro-sostegno all’illusione di farcela, perfino quando tutto congiura per l’opposto. L’importante è vincere la gara con sé stessi, non assistere e basta a quelle ufficiali. Proviamo a conquistare la nostra medaglia.

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