VARESE – «I playoff? Quello è il nostro obiettivo, non lo possiamo nascondere. Ma dobbiamo guardare la realtà: oggi non siamo pronti». Lusi Scola, amministratore delegato della Pallacanestro Varese, nella tradizionale conferenza stampa di bilancio sulla stagione conclusa arriva con un le idee chiare e dice alla stampa: «Fatemi le domande. Rispondo a tutto quello che mi chiedete con sincerità. Perché quest’anno ne ho sentite e lette di tutti i colori. Anche molte cose non vere».
Ho pensato di lasciare
Nella sala vip del Palazzetto Scola è stato di parola. Una conferenza stampa, quella di oggi (mercoledì 14 maggio) in cui l’argentino ha messo sul tavolo le difficoltà vissute, ma anche le cose da salvare. E soprattutto l’intenzione di investire «su un progetto a lungo termine». Inoltre a messo in chiaro una cosa: «Io qui non sono un dittatore, non sono uno one man show e non sono uno che impone le proprie idee a tutti i costi. Tanto meno, non sono qui per far retrocedere la Pallacanestro Varese. C’è anche chi ha detto questo». Vuota il secchio delle cose amare Scola, un uomo ferito per gli insulti presi a Cremona: «In quel momento ho anche pensato di andarmene, ma oggi ho un’altra visione».
Non voglio fare l’americano
E la sua visione parte dalla sua nazionalità: «Dicono che sono americano e che ho un progetto americano. Io sono argentino. Non ho l’algoritmo segreto che mi suggerisce chi prendere per la squadra. Siamo una società. Io sono l’amministratore delegato, ma in società si prendono decisioni collegiali. Abbiamo fatto tanti errori, ma anche tante cose positive». Ne cita qualcuna: aver avuto il coraggio di portare in prima squadra Librizzi e Virginio, «dicevano che non erano giocatori. Oggi lo sono e per noi lo sempre stati». Ma anche Hands: «Ci hanno criticato quando è arrivato. Adesso le critiche arrivano perché lo cediamo per una squadra che fa l’Eurolega. Ecco, quindi dove sta la serenità e la buonafede delle critiche?».
Io resto, c’è un progetto
E a chi mi ha detto: “Vattene via”, ho risposto: «A chi lascio? Non è che me ne posso andare così. Non voglio nemmeno dire che me ne vado perché ho sbagliato un acquisto. Io non posso nè vendere, né andarmene. Il nostro futuro è legato ancora almeno per un paio di anni. C’è stato un momento che mi sono chiesto “perché devo ancora restare a Varese?”, in quel momento sono stato insultato da un gruppo di tifosi. Oggi ho una visione diversa».
La stagione complicata
«E’ stato un anno strano. Una stagione difficile. Di solito le due squadre che salgono dalla A2 lottano per la salvezza e hanno un budget limitato. Quest’anno invece abbiamo vissuto una stagione con due Leghe in una, con diverse squadre che hanno fatto molto fatica. Abbiamo vissuto un campionato con un “up and down” che ha caratterizzato il nostro cammino».
Memoria corta
Cosa non rifarebbe Scola? La risposta: «Tutti noi stiamo facendo un bilancio stagionale. Ma nel corso dell’anno abbiamo fatto anche bilanci quotidiani, settimanali e mensili. Non possiamo dimenticare che qui abbiamo fatto anche buone stagioni. Questo per dire che le valutazione che sta facendo tutta la società, non solo Scola, sono molto più articolate e il nostro progetto va valutato a lungo termine. Siamo all’inizio di questo progetto. Capisco che il tifoso fatica a comprendere una visione sul lungo temine, ma noi dobbiamo ragionare così. Il primo anno, che è andato bene, ha contribuito ad alimentare un’aspettativa importante, però ricordo che abbiamo preso una squadra che doveva salvarsi. E l’abbiamo fatto. Partendo da una pesante penalizzazione, poi con due giornate d’anticipo e quest’anno, nonostante le difficoltà, con tre giornate d’anticipo».
La prossima stagione
La prossima Seria A più difficile, molte società hanno già aumentato il budget. E Varese? «Non sono preoccupato – ha detto Scola – Anche noi abbiamo ritoccato il nostro budget verso l’alto. Non parlo di numeri perché non l’abbiamo mai fatto e non fa parte della nostra filosofia. Dico che il nostro impegno sarà maggiore tenendo conto che mettere più euro e fare una stagione migliore non è una cosa automatica». E non si fanno sconti alla provvidenza: «Vi ricordo che recentemente Nico Mannion ha fatto parte di questo nostro progetto. Un giocatore che fino a pochi anni fa non avremmo potuto permetterci. Ma anche un segnale che siamo pronti a crescere e investire».
