Una volta si diceva: “Piove, governo ladro”. Oggi, nell’era dei social, le colpe si addossano al sindaco. Che, fino a prova contraria, non è un ladro ma, per molti suoi concittadini, è il nuovo portasfiga del clima. E’ lui che non fa pulire i tombini così che, nell’eventualità di un nubifragio, non fanno defluire l’acqua e le strade si allagano. Povero sindaco, capro espiatorio del clima impazzito e bersaglio dei “leoni da tastiera”, pronti a colpirlo per i disagi che si creano ogni volta che piove più del solito, in modo così abbondante e repentino che è impossibile farvi fronte.
Come è accaduto in questi ultimi mesi a discapito della serenità di tutti, obbligati a tenere a portata di mano gli ombrelli. Che non sempre bastano a riparare dalle cosiddette “bombe d’acqua”, pessima locuzione che è diventata la base ad effetto dei titoli sui giornali. E non solo, essendo le stesse “bombe” una preoccupante costante di una situazione climatica che non può rasserenare. Nessun catastrofismo, per carità. Ma che ci sia “qualcosa di nuovo oggi nell’aria”, tanto per parafrasare Giovanni Pascoli, ci pare incontestabile.
E le colpe di chi sono? Basta scorrere Facebook per arrivare a una conclusione: colpa degli esecutivi civici inadempienti, incapaci di scongiurare le alluvioni, piccole o grandi che siano, inetti al cospetto di un fortunale come è spesso capitato. Mah, che le giunte di tutta Italia non brillino per efficienza e funzionalità in tanti, troppi settori, è purtroppo vero. Che non sempre si siano attrezzate per lenire gli effetti, a volte drammatici, dei cambiamenti atmosferici è altrettanto assodato. Però non sono ancora nelle condizioni di fare miracoli. Se piove a catinelle e le strade si trasformano in un fiume, non sempre è la conseguenza dell’inattività amministrativa sul versante delle manutenzioni; se un torrente straripa può darsi che gli argini non siano stati trattati a dovere, ma può anche essere che gli acquazzoni improvvisi e così copiosi determino una tale quantità d’acqua che nessun alveo torrentizio riuscirebbe a sopportare.
Può essere tutto, a fronte di un disimpegno diffuso per evitare il rischio idrogeologico, in un Paese fragile per quanto ne sappiamo, esposto alla cementificazione, ai disboscamenti e, quindi, alle inevitabili conseguenze. Il discorso preso in senso generale pone in evidenza le responsabilità pubbliche. Trattate dalle opposizioni, a seconda delle circostanze, a parte invertite, per delegittimare le maggioranze municipali avversarie. Così che un sottopasso allagato diventi, per un gruppo politico, il motivo per accusare la giunta di riferimento e, per i cittadini, l’occasione per lamentarsi della propria amministrazione comunale. Insomma, occorrerebbe una misura di buon senso. Che non sempre c’è, anzi, la nuova abitudine è quella di colpevolizzare a prescindere, spinti da una società, questa sì, incapace di assumersi l’onere dei propri doveri, cafona, rissosa e, soprattutto, diventata intollerante a tutto. Più facile e comodo, anche quando piove, anche per una improvvisa bufera, colpevolizzare il sindaco, chiamandosi fuori dalle responsabilità civiche che dovrebbero sostenere ciascuno di noi. E non certo sui social.
