Programmi elettorali, il dissesto idrogeologico non esiste

elezioni dissesto idrogeologico

E’ proprio vero, in questi giorni si sono aperte le cateratte del cielo. Frase fatta, luogo comune o banalità che dir si voglia, non si è mai vista tanta acqua in così poco tempo. Anche qui da noi, area tra le più piovose del Paese tanto che Varese è sempre stata considerata il rubinetto (eufemismo) d’Italia. Quali siano le conseguenze di una simile, esagerata quantità di pioggia sono note: le cronache le descrivono in modo esaustivo, tra esondazioni, allagamenti, frane, strade chiuse, sfollati e quant’altro attiene alle emergenze idrogeologiche. Insomma, disastri che si ripetono con preoccupante frequenza lungo tutta la Penisola, da Nord a Sud.

Potremmo dilungarci all’infinito nel rammentare le sciagure di questi ultimi anni, con decine di vittime e città e paesi squassati da tempeste e da eventi naturali più o meno prevedibili, ma attorno ai quali non si è quasi mai provveduto per tempo. Immobilismo e menefreghismo istituzionale e politico hanno spesso contribuito ad aggravare gli effetti del dissesto idrogeologico dei territori. Per descriverlo basterebbe fare il copia e incolla degli articoli pubblicati su tutti i media all’indomani delle tante catastrofi che hanno colpito in ogni dove: indignazione collettiva e soluzioni accennate e quasi mai praticate. Con il risultato che basta la pioggia, seppure in grande abbondanza, a provocare allarme e problemi. Con il consueto refrain del “bisogna fare qualcosa”.

Questo il nodo del discorso: il fare qualcosa. Esortazione che ritorna nelle occasioni più drammatiche e devastanti, per spegnersi subito dopo. Fino alla prossima volta. Ci viene così automatico spostare il problema sulla politica, verso i candidati delle imminenti elezioni europee e amministrative. In quanti hanno incluso nei loro programmi interventi per affrontare i cambiamenti climatici in corso (negarli sarebbe un delitto) o per cercare di risolvere proprio il dissesto idrogeologico generale o circoscritto a determinate aree? Dovrebbero essere innanzitutto i candidati primi cittadini a ipotizzare una urbanizzazione razionale, meno selvaggia e disastrosa dell’attuale, che contenga la cementificazione e il consumo del suolo. Chi ne parla? Al massimo la si sfiora, raramente la si approfondisce. E i possibili europarlamentari? Tutti concentrati ad apparire più belli e buoni degli avversari, anche dello stesso partito; un po’ meno attenti ai programmi e alla concretezza, figurarsi una questione come quella ambientale. Salvo alcune eccezioni, il problema non esiste.

Intanto la fragilità del territorio è sotto gli occhi di tutti, persino centri come Milano, che dovrebbero essere al riparo da certe sventure, sono costretti a fronteggiare lo straripamento dei loro corsi d’acqua, pure di ridotte dimensioni. Segno che forse non si è fatto abbastanza per contenere le ripetute piene, per scongiurare tracimazioni incontrollate e improvvise. E la politica che cosa fa? Se toccata nel vivo, fa a scaricabarile: le colpe sono sempre di altri. Pensa in maniera quasi parossistica ad aumentare o conservare il proprio potere, andando a caccia di voti in un elettorato troppo sfiduciato per consegnare alla stessa politica cambiali in bianco, anche rispetto alle soluzioni di “seccature” come quelle ambientali relegate sullo sfondo del dibattito pre elettorale, invece decisive per il futuro.

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