di Claudio Ghisalberti
“Recupero troppo lungo”. Lautaro Martinez domenica sera al termine di Inter-Venezia era furioso con l’arbitro Ferrieri Caputi che aveva concesso ben 7 minuti, poi diventati 11. Il capitano dell’Inter non è il primo a lamentarsi, non sarà l’ultimo. Altre volte, invece, abbiamo sentito le lamentele di allenatori perché in una determinata partita “si è giocato troppo poco”.
La domanda può sembrare banale: quanto dura una partita di calcio? Il punto 1 della regola 7 del gioco del calcio dice: “Una gara è composta da due periodi di gioco di 45 minuti ciascuno…”. Poi, nella stessa regola, il punto 3 parla del “Recupero delle perdite di tempo”.
Di norma, l’arbitro che è anche il cronometrista ufficiale della gara, concede 30 secondi per ogni sostituzione (slot); per l’entrata in campo dello staff medico a seguito di infortuni da 30 secondi a un minuto; per i festeggiamenti di un gol da un minuto a un minuto e mezzo. Poi eventualmente bisogna tenere conto degli interventi del Var e del cooling break, oltre a ostruzionismi e provvedimenti disciplinari. Però tutto resta aleatorio e nella discrezionalità dell’arbitro tanto che, fino a quando il quarto uomo non comunica i minuti di recupero, nessuno sa quando finirà la partita. Guardate una partita e provate a fare i calcoli, quasi sicuramente li sbaglierete. Recupero, oltretutto, che può essere allungato ma non ridotto e nel quale l’arbitro diventa spesso protagonista.
Al Mondiale 2022 si è arrivati all’assurdo che Inghilterra-Iran si è chiusa al 119°. Le cose poi sono un poi’ cambiate, i recuperi ridotti, ma resta l’incertezza.
Non sapere fino al 90° il tempo esatto che resta da giocare può complicare le cose sia dal punto di vista tattico, sia da quello fisico-atletico. I minuti di recupero sono poi quelli più difficili da gestire: in quel lasso di tempo aumentano, per la stanchezza, i rischi di infortunio e, spesso, le polemiche sulle scelte arbitrali e del Var. Cosa ancora più assurda se si pensa a una partita con il risultato acquisito. Se, per esempio, al 90° il risultato è di 3-0 è difficile pensare che i minuti di recupero possano avere un senso logico.

Un’alternativa di cui ogni tanto si parla sarebbe quella di introdurre il tempo effettivo con i minuti evidenti su un tabellone luminoso come accade in molti altri sport. Sarebbe un cambio epocale. Ma il calcio, in oltre 140 di storia, ha cambiato sostanzialmente tre regole con l’introduzione delle sostituzioni, il fuorigioco e il Var.
Ovviamente, nel caso, sarebbero impensabili partite sui due tempi da 45 minuti. In Italia, come in Premier e in Ligue 1, il tempo medio effettivo di gioco è di 55-56 minuti, in Bundesliga 54, in Liga 53. Però, in questo lasso di tempo ci sono partite in cui si gioca dai 46 ai 65 minuti. E anche questo sarebbe un dato che andrebbe uniformato perché le partite dovrebbero avere tutte un tempo uguale e non con una differenza così enorme. Da questi riferimenti, come più volte è già stato proposto, si potrebbe puntare su due tempi da 30 minuti effettivi.
Un’altra soluzione la potremmo chiamare di tempo “semi effettivo” con il cronometro che si stoppa solo per sostituzioni, festeggiamenti, provvedimenti disciplinari e non quando il pallone si ferma per una rimessa, una punizione o un calcio d’angolo. Ma in entrambi i casi i cambi epocali sarebbero due in un colpo solo: il tempo effettivo e la durata delle partite. Forse troppo per un mondo legato a forti tradizioni e a interessi non sempre limpidi. E polemiche talvolta feroci.
