Referendum, Delmastro a Varese: «Meloni è forte a prescindere dal risultato»

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Al centro il sottosegretario Delmastro che fa il suo ingresso al Santuccio di Varese

VARESE – L’esito del referendum non avrà l’effetto di rafforzare o indebolire il Governo Meloni, a seconda del risultato delle urne. A dirlo, da Varese, il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro (qui sotto l’intervista video). L’esponente di Fratelli d’Italia è intervenuto alla convention del centrodestra di stamattina, sabato 28 febbraio, per parlare di un referendum tecnico come quello sulla giustizia, ma che sta assumendo anche un forte valore politico. Ma per Delmastro nulla cambierà. «Meloni è forte a prescindere dal sì e a prescindere dal no e lo abbiamo dimostrato in tutte le elezioni anche di medio termine che ci sono state in Italia».

Vince il No? «Non cambia nulla»

Dovesse prevalere il no «non succede assolutamente niente», ha detto Delmastro. «Siamo di una pasta diversa rispetto ad avventurieri che nel passato hanno legato come dei malnati giocatori di poker l’esito di un governo ad un referendum. Un referendum che noi abbiamo fatto per gli italiani e che consegniamo agli italiani, i quali decideranno». E poi nuovamente sul riflesso politico del voto. «Probabilmente non avendo argomenti nel merito, poiché la sinistra ha sempre provato a fare la medesima riforma, deve buttarla in caciara. Qualcun altro vive l’appuntamento referendum come l’esito di una guerra civile dove ci saranno morti e prigionieri. Ci saranno vinti e vincitori e il giorno dopo cittadini con eguali diritti e eguali doveri».

Magistratura e politica 

Quindi è entrato nel merito della questione.«Completiamo il disegno costituzionale di quell’articolo 111 col giusto processo che prevede che si svolga, se è giusto, in parità processuale di fronte a un giudice terzo e di imparziale, e questa è la separazione delle carriere. Temo però che sul fronte avverso ciò che semina terrore e panico sia il sorteggio con il quale eradicheremo il potere cancerogeno delle correnti all’interno del Csm, altro che attentare all’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Libereremo la magistratura dei pericolosi intrecci con la politica, ma soprattutto libereremo i tanti magistrati per bene dal potere delle correnti che in questi anni hanno promosso per affiliazione, non per merito. E infine l’alta Corte di Giustizia, che è il rovescio della medaglia dell’Italia del merito, ovverosia chi sbaglia paga anche se ha una toga e deve essere giudicato da un giudice terzo, autorevole, indipendente, mai più una giustizia domestica, mai più un collegio che si autogiudica e si autoassolve».

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