Rischio “tutti al mare” sul mini test alle urne

elezioni test urne

Si dice (o si sa) che le elezioni amministrative facciano maggiore presa sugli elettori, indotti, per scontati motivi, a guardare al prestigio personale dei candidati piuttosto che alle loro appartenenze. Che sia sempre stato così è plausbile. Che sia ancora così ne dubitiamo. I passi all’indietro della politica, a tutti i livelli, hanno finito per scoraggiare anche i cittadini di  città e paesini, chiamati alle urne per eleggere il sindaco e il consiglio comunale. Visti i deludenti risultati sulle affluenze delle ultime consultazioni – Bolzano è andata alle urne nelle scorse settimane – c’è da ritenere che la passione politica sia definitivamente tramontata.

E’ già un successo se il 50 per cento degli aventi diritto frequentino il seggio, mentre l’altra metà va al mare, come suggeriva nel lontano 1991 Bettino Craxi in occasione di un referendum. E, se non è sulle spiagge, è in altre faccende affaccendata tanto da infischiarsene del diritto/dovere del voto. Il pistolotto iniziale è propedeutico al fatto che oggi e domani si vota in tre comuni del nostro territorio: Saronno, Castellanza, Arcisate. Un mini test elettorale che arriva in scia alla litigiosità della politica e, purtroppo, per Castellanza, a un evento luttuoso: la premature scomparsa della prima cittadina.

Il voto in questi tre centri, al di là della loro relativa importanza per gli equilibri politici provinciali, serve anche per misurare l’interesse, l’attenzione della gente sul rinnovo delle cariche istituzionali. Insomma, è anche un test che riguarda l’affluenza, utile per capire meglio come ci si approccia davanti a partiti e gruppi civici, veri o finti, che si misurano ai seggi. Per dirla in un altro modo, si tasta il terreno. (Le urne sono aperte in 117 Comuni in tutta Italia, tra cui Genova, Ravenna, Taranto e Matera. Un antipasto delle più significative elezioni regionali programmate per l’autunno in Campania, Marche, Veneto, Puglia e Toscana).

L’appello al voto rischia di diventare persino patetico rispetto a contesti politici locali che si presentano tra mille distinguo e divisioni delle tradizionali alleanze. A Saronno è andato all’aria il Partito democratico e il centrodestra, per quanto si sa, sta insieme con la colla; a Castellanza, proprio il centrodestra è imploso: un po’ di qui, un po’di là, senza una plausibile logica politica. La sinistra manco c’è e, se c’è, si nasconde. Per non dire di Arcisate dove vige il liberi tutti. E allora, molto faranno i candidati. Sui quali non ci permettiamo commenti per non influenzare nessuno o, peggio, per non urtare suscettibilità: saranno i cittadini a decidere.

Appunto, i cittadini: quanti sono disposti a tracciare un segno sulla scheda partendo da premesse non esattamente rasserenanti? Saronno, Castellanza e Arcisate sono la cartina di tornasole di un sistema partitico generale che marcia con pochi punti fermi e scarse presenze carismatiche. Poi si può pensare che la colpa della disaffezione alle urne sia dovuta a una società priva di modelli positivi, caratterizzata dai disvalori, dalla superficialità se non dalla sciatteria e dalla volgarità. Molto però hanno fatto e fanno i politici, coi loro comportamenti e, soprattutto, con candidati che, in corsa per le istituzioni, finiscono per apparire poco affidabili. Speriamo non sia così per i contendenti in gara oggi e domani. Anzi, sicuramente non è così. Ma non vorremmo sbagliarci. Se ci sbagliamo ce lo comunicheranno senza ombra di dubbio le percentuali delle presenze ai seggi, che valgono molto di più di qualunque altro discorso.

Ps Tra quindici giorni si vota per i cinque referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. Temi divisivi. L’obiettivo dei promotori è di raggiungere il quorum, attorno al quale rema contro una buona parte dello schieramento politico nazionale. Sarà bella da vedere. Ne riparleremo.

Elezioni. Saronno, Castellanza, Arcisate al voto con i partiti in ordine sparso

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