di Massimo Lodi
Terzo mandato per gli amministratori locali, torna in cartellone la partita. L’annuncia Salvini, allo scopo d’imbonire l’ala contestatrice della Lega, composta soprattutto da militanti che sovrintendono al territorio: i governatori, i sindaci, la filiera dei responsabili d’enti periferici. Essendo ancora nel vago il sigillo al progetto d’autonomia differenziata, totem di legislatura del Carroccio, rispunta la carta che venne ritirata dal mazzo quando insisteva a volerla giocare Zaia, doge uscente del Serenissimo Veneto. Ora Zaia si dispiacerà del ritardo con cui Salvini fa sua questa battaglia, ma non se ne dispiacciono certo Fontana, Fedriga, Fugatti: i tre presidenti di Regione obiettori del Capo e, siccome il Capo resta impermeabile alle loro obiezioni, in attesa di parziale risarcimento.
Il do ut des potrebbe essere questo. Momentaneamente, si capisce. E sempre che Meloni e Tajani tendano l’orecchio invece d’infilarci dentro un tappo di cera. Meglio: il tappo di c’era una volta, nel senso che l’argomento fu all’ordine del giorno e poi non più. Ripescaggio possibile? Beh, difficile. Però nella stagione elettorale mai escludere sorprese, specialmente se c’è da fronteggiare una gran paura. A insidiare il destra-centro è la crescita del consenso di Vannacci. Qualora a frenarlo e a cementare l’alleanza servisse un aiuto a Salvini, nulla sembra ostare al via libera. Ciò che gratificherebbe molte figure d’indiscussa valenza operativa, da tempo in prima linea sul territorio e in procinto d’essere liquidate. Pensiamo, nel piccolo del nostro Varesotto, al sindaco di Gallarate Cassani, al sindaco di Busto Arsizio Antonelli. Ma pensiamo anche quanto la misura gioverebbe al centro sinistra. Sempre per restare di noster part, avrebbe l’opportunità d’un tris il sindaco di Varese Galimberti.
Si valuterà in concreto/davvero la proposta? Salvini dice d’esserne certo, i sodali al momento nicchiano. Ma gli potrebbero venire incontro, angosciati come sono dal rendez-vous parlamentare della primavera o dell’autunno ‘27. Al punto da mettere in dubbio l’ipotesi di riforma della legge elettorale: il proporzionale con premio di maggioranza rischia infatti d’omaggiare del successo la sinistra, complice il “terzismo” del Generale, s’egli fosse escluso dall’intesa Meloni-Salvini-Tajani. Lasciando invece le cose come stanno, respirerebbe la Lega grazie alla quota di uninominale, respirerebbe Forza Italia liberata dell’incubo del patto con l’estremismo remigrazionista, respirerebbe la premier potendo contare su un’alleanza unita da reciproche utilities. E potendo contare su un’opposizione messa in imbarazzo dall’eventuale riapparizione del terzo mandato. Perché anche al più forte partito del Campo largo, il Pd, questa scelta garba. Altro che, se garba.
salvini terzo mandato – MALPENSA24
