Salvini, il pericolo Vannacci e la beffa Draghi

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Matteo Salvini: meglio le elezioni anticipate?

di Massimo Lodi

Muoversi prima che sia troppo tardi. E Salvini si muove, di scatto. Gli fan paura i consensi in via d’accumulo da parte di Vannacci. Idem i transfughi dai partiti di centrodestra, a cominciare dal suo, verso Futuro Nazionale. Roba che rischia di far scuola, cioè codazzo d’imitatori. Se fosse così, il trend di qui all’anno prossimo potrebbe invertirsi: oggi Lega al 6 per cento, il generale al 4, domani chissà. Anche l’opposto, vista l’aria che tira.

Dunque il Capitano, determinato a non diventare un ex Capitano, lancia il sasso (un macigno) nell’acqua: le elezioni anticipate non sono un tabù. Parliamone. Spiega: se l’economia soffre, l’inflazione morde, le bollette crescono, l’insoddisfazione dilaga, beh, non ci vuole un genio a capire che gl’italiani presenteranno il conto al governo. Lui compreso, tanto più che Vannacci sottrae di qui e di là, ma specialmente sottrae a Salvini, del quale fu ieri scudiero e al quale oggi non lesina scudisciate. C’eravamo tanto amati, ci siamo tanto armati.

Perciò il capo del Carroccio dice quel che nessuno aveva finora osato, nella coalizione a guida meloniana: è normale che in certe condizioni/situazioni cali la fiducia del popolo sovrano.

E però non è normale che uno dei partner inguai i sodali. Tanto più nella fase storica in cui la premier sventola orgogliosa il bandierone della longevità: a settembre il suo esecutivo sarà da record, nessuno meglio dell’ex underdog nella Seconda Repubblica. Tutti d’accordo, Lega-Fi-FdI? Tutti d’accordo no. Salvini scarta, eccepisce, puntualizza. Di suo e per voce di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario lumbard: i governi valgono non in ragione della loro durata, ma grazie alle virtù messe in mostra.

E qui di virtù da esibire non ce ne son molte, nonostante la presidente del Consiglio magnifichi il contrario. Altrimenti il suo ministro dei Trasporti, nonché vice a Chigi, ben si sarebbe guardato dal filare -inaspettata Freccia Rossa– sui binari del pensiero disarmonico. Facendo a pezzi il totem della stabilità, da quattro anni innalzato contro ogni contestazione/ogni avversario. La stabilità a parole vale zero, se gli affanni del realismo la minano, denunziandone le fragili fondamenta. Salvini di colpo parla come un qualunque anti-salviniano, perlomeno fino alla saettata che annuncia il temporalone nella maggioranza.

Basterà, la saettata, a fermare i tentati all’approdo offerto da Vannacci? Mah. Se bastasse, non è sicuro che il ripensamento rechi vantaggio alla Lega: potrebbe recarlo a Forza Italia o Fratelli d’Italia. Se non bastasse, è sicuro che recherebbe svantaggio, e qual colossale svantaggio, a chi ha deciso di rompere i ranghi nella speranza di non venir declassato di rango. Retrocessione che invece potrebbe avvenire qualora, caduta la Meloni, Mattarella anziché dare disco verde alle elezioni anticipate lo desse -in nome dell’emergenza- a un governo di transizione, responsabilità nazionale, competenza tecnica. Un governo Draghi, per esempio. Un governo beffa.

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