Salvini, l’ora dell’exit strategy

lega salvini vannacci
Matteo Salvini: quale strada prendere per salvare la Lega?

di Massimo Lodi

Che cosa vuol fare Salvini? Ah, saperlo. Vorrebbe fare il ministro degl’Interni. Oppure il sindaco di Milano. O magari il presidente onorario d’una Lega, causa necessità/emergenza, affidata ad altri. Certo: forse e semplicemente dovrebbe fare meglio il segretario. Ma questo è il punctum dolens, le redini gli sono ormai sfuggite di mano e Vannacci l’ha sorpassato (sondaggio di Youtrend per SkyTg24: 5,9% contro 5,8). Lui First, lui Salvini, dichiara arrendevole che bisogna varare una cabina di regia, cioè il peggio possibile. Quando non ci si raccapezza più, salta fuori la trovata della cabina di regia: dentro tutti. Ministri, governatori, capigruppo parlamentari, sindaci, oves et boves.

Non un must del Carroccio, ma cosa dìsum? Si addice zero, al Carroccio,‘sta roba da affannati baroni della Prima e Seconda Repubblica. Difatti il senatore Massimo Garavaglia dichiara: sembriamo il Pd. Anzi, un Pd deteriore. Spero, chiosa e spaventa, che si tratti almeno d’una distruzione creativa. Che tristezza, per il superstite bossismo dalle radici leniniste. Ma quale leninismo, al dì d’incoeu, oggi e qui? Un leader in calo verticale di fiducia, un nugolo di ottimati che lo vorrebbe commissariare, un consenso sempre meno rassicurante. Accidenti, quell’ex parà tirato dentro e poi tiratosi fuori. Si sarebbe potuto immaginare danno di grado (di grado, eh) superiore? None, none.

Salvini evitò tredici anni fa il baratro alla Lega, ora per evitarglielo di nuovo dovrebbe compiere il passo di lato/il passo indietro: non glielo soffia all’orecchio nessuno, però è l’opinione maggioritaria. Scelga lui. Sceglierà? Al momento sembra di no. La linea è resistere, resistere, resistere. Si difende Matteone: me lo suggerisce anche Giorgetti. Banaleria. Cosa deve suggerire Giorgetti al riconosciuto monarca d’un partito assolutista? Che si esprima il primus inter compares, come da tradizione padana. E tuttavia i padani scuotono l’autocrate: guarda che se non ti levi di mezzo, ci levano di mezzo gli elettori fra qualche mese. Rischio sparizione o quasi, col Signor Generale (1) intenzionato a remigrarci oltre il confine del 5% e magari del 4; con gli odierni sodali della destra di governo (2) pronti a mollarci e cercarsene di nuovi; con la Meloni (3) che studia una legge elettorale a noi sfavorevole.

Salvini disdegna i consigli. Ma coglie gli umori. Ascolta, interiorizza, rimugina. Chissà se la meditazione lo aiuterà a seguire gli uni percependo gli altri. Mostrerebbe un sussulto da leader ovvero: sacrifico le mie ambizioni a pro della sopravvivenza del partito. Il tempo a disposizione è poco, la convention del 4-5 luglio a Treviso incombe. Prima della fatidica data il segretario dovrà decidere, sventando il pericolo che a decidere sia qualcuno al posto suo. Si chiama exit strategy, durante l’epopea dell’Umbertone detta via via foeura di ball, con ogni affettuoso rispetto parlando, naturalmente. E senza dimenticare la sincera gratitudine: il servizio d’una lunga militanza resta imperituro, pur se ora è più importante che non perisca la Lega dei residuali militanti.

lega salvini vannacci – MALPENSA24

 

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