«Una “tassa” sugli animali da compagnia? Pensiamo piuttosto al loro valore sociale»

animali cani

SAN GIORGIO SU LEGNANO – Ogni volta che un ente pubblico ha bisogno di risorse, la soluzione sembra essere sempre la stessa: chiedere altri soldi ai cittadini. In questi giorni si parla addirittura di contributi legati al possesso di animali domestici. Ma prima di pensare a nuove entrate, una domanda dovrebbe essere obbligatoria: quali servizi vengono offerti in cambio?

C’è però un aspetto ancora più importante che sembra essere ignorato. Questo tipo di proposta rischia di alimentare e legittimare l’insofferenza e la discriminazione nei confronti di chi vive con un animale da compagnia, come se possedere un cane o un gatto fosse un lusso o un problema per la collettività.

Garantire servizi alla comunità

Numerosi studi hanno dimostrato i benefici che gli animali da compagnia apportano alla salute fisica e psicologica delle persone. Per molti anziani rappresentano compagnia, sostegno emotivo e un incentivo a mantenere una vita attiva. Per molte persone con disabilità costituiscono un supporto fondamentale per l’autonomia, l’inclusione sociale e il benessere quotidiano.

Chi possiede un animale sostiene già spese significative tra alimentazione, cure veterinarie, vaccinazioni e adempimenti vari. Se si chiede un ulteriore contributo, è legittimo pretendere servizi concreti, aree dedicate, manutenzione e interventi specifici. Le tasse non dovrebbero essere un fine, ma uno strumento per garantire servizi alla comunità. Prima di introdurre nuovi balzelli sarebbe opportuno riconoscere il valore sociale degli animali da compagnia e il contributo che essi offrono ogni giorno al benessere di migliaia di persone.

Egle Rosa

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