di Ettore Colli Vignarelli
Non sono mai stato “scalfariano”, ma credo che alla memoria del mio concittadino novarese che fu Presidente della Repubblica sia dovuto un grande rispetto, oltre che una profonda riconoscenza soprattutto per i suoi ultimi anni, in cui si è speso per la difesa e la valorizzazione della Costituzione. Per questo trovo vergognoso l’attacco alla figura di Scalfaro portato ieri, 5 luglio, a Montecitorio dal deputato Galeazzo Bignami. Un attacco con toni da bar (con tutto il dovuto rispetto per i bar….) totalmente strumentale e soprattutto basato su un gigantesco falso storico.
L’affermazione secondo cui Oscar Luigi Scalfaro avrebbe “liberato” oltre 300 mafiosi è una assoluta distorsione dei fatti. Vale quindi la pena di rimettere le cose al posto.
In primo luogo, il Presidente della Repubblica non scarcera i detenuti. Il deputato Bignami, ancorchè capogruppo del partito di maggioranza relativa, ha evidentemente una limitata conoscenza della Costituzione italiana, secondo la quale il Capo dello Stato non possiede il potere amministrativo o giudiziario di scarcerare o revocare misure carcerarie. Le scarcerazioni e i regimi di detenzione rientrano esclusivamente nella sfera di competenza della magistratura e del Ministero della Giustizia attraverso il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria).
Stando ai fatti, poi, nessun mafioso fu “scarcerato”: si trattò invece della mancata proroga del 41-bis. La vicenda così clamorosamente distorta dal deputato Bignami, riguarda la mancata proroga del regime di carcere duro per 334 detenuti. I detenuti interessati non uscirono dal carcere, ma passarono semplicemente dal regime speciale al regime detentivo ordinario in alta sicurezza.
La decisione fu assunta dall’allora Ministro della Giustizia Giovanni Conso. I 334 decreti di applicazione del 41 bis scadevano nel novembre 1993 e l’allora Ministro della Giustizia Giovanni Conso decise di non prorogarli. E’ il tempo delle stragi di mafia, e della presunta “trattativa Stato-Mafia” su cui si è celebrato un lungo processo cominciato nel 2012 e conclusosi in Cassazione nel 2023 con l’assoluzione di tutti gli imputati “per non aver commesso il fatto”. Lo stesso Conso (che – va ricordato a latere – era un insigne giurista, uno a cui il deputato Bignami non sarebbe stato degno, per dirla con il Vangelo, di allacciare i legacci dei sandali) ha più volte spiegato durante il processo di aver preso quella decisione nel solo intento di provare fermare la catena di stragi del 1993 (Roma, Firenze, Milano), ritenendo che dare un segnale di allentamento del carcere duro potesse bloccare le bombe di Cosa Nostra.
Nel percorso processuale mai fu attribuita alcuna responsabilità a Scalfaro. In nessuna sede giudiziaria, dal tribunale di Palermo alla Suprema Corte è mai stata attribuita ad Oscar Luigi Scalfaro alcuna responsabilità penale o intervento diretto nel merito della mancata proroga dei 41-bis.
Questa è la storia, un pezzo complicato e controverso di storia d’Italia, di cui molte cose si possono dire o pensare, ma che non piò essere strumentalizzato e distorto in nessuna piccolissima polemica. Quindi, onorevole Bignami, faccia un favore: tenga giù le mani dal presidente Scalfaro.
scalfaro bignami falso storico – MALPENSA24
