Nella campagna elettorale irrompono i vigili urbani. E’ accaduto a Busto Arsizio, dove gli agenti della polizia locale hanno “disturbato” a scopo di verifica il comizio di Marco Reguzzoni, e a Malnate dove, invece, hanno voluto controllare la regolarità del gazebo del Partito democratico in fatto di affissioni dei manifesti. E’un loro diritto/dovere, se proprio volessimo enfatizzare è uno dei compiti d’istituto – far rispettare le regole – a cui sono chiamati. Ma nessuno ci toglie dalla testa che, nei due casi specifici, il loro intervento sia stato in qualche modo suggerito, fors’anche indotto da chi, nei rispettivi ambiti amministrativi, ha facoltà di disporre simili visite. Sbagliamo? Può essere, ma anche no.
Più di Malnate, dove l’episodio ci sembra meno eclatante, ci interessa Busto Arsizio. Marco Reguzzoni stava comiziando nella via principale della città quando, racconta chi c’era, due pattuglie si sono avvicinate al candidato indipendente di Forza Italia e l’hanno di fatto interrotto: volevano sapere se avesse le autorizzazioni per chiedere il voto degli elettori in quella modalità. Tutto a posto e finita lì. Neanche per sogno, le “carte” erano inattaccabili (di Reguzzoni si potrà dire tutto, non che sia uno sprovveduto), ma il blitz ha scatenato polemiche e congetture. Polemiche in quanto inopportuno, congetture per il fatto che, per ammissione degli stessi vigili, è il frutto di una segnalazione.
Quale tipo di segnalazione e chi l’ha fatta non si sa, ma in un grande paesotto com’è ancora per certi aspetti Busto Arisizio la cosa ha suscitato una ridda di supposizioni e di malefici sorrisi per l’inconsueto “dagli all’avversario”. La domanda è: cui prodest? Già, a chi conviene questo modo di fare politica, che ci riporta indietro nel tempo, all’epico “Dio ti vede, Stalin no”? O, per metterla sul ridere, evoca le contese tra Peppone e don Camillo. Divertente, ma pur sempre roba di paese. Non certo di una città che vive un dinamico presente culturale e produttivo ed è proiettata nel futuro.
Ora, sarebbe interessante che il sindaco Emanuele Antonelli facesse conoscere il suo parere sull’accaduto e, vieppiù, spiegasse quale sia la matrice. Ma non sapremo nulla di nulla, tra la scusa della privacy, il segreto d’ufficio, i silenzi calcolati , il chiamarsi fuori e le svicolate a mancina, non succederà niente. Al massimo si cercherà di minimizzare il tutto, alimentando così i sospetti su questo o su quello; probabilmente, questo e quello, ignari rispetto a chi ha provocato il blitz ma comunque al centro del chiacchiericcio. Se poi si trattasse di un semplice eccesso di zelo della polizia locale, ancora peggio. Se invece qualcuno dell’establishment locale avesse mai voluto dar fastidio a un candidato nel pieno di un suo momento di legittima propaganda elettorale ha ottenuto un boomerang. Anche per le amare riflessioni dei cittadini già sfiduciati da un certo modo di fare politica che, litigioso, irrispettoso, confuso e senza esclusione di colpi, con certi atteggiamenti sconfinerebbe pure nel ridicolo.
