Simon Yates, re del Giro d’Italia 2025, abbandona il ciclismo. Ma perché?

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Simon Yates

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno e lascia straniti, sorpresi, basiti: Simon Yates si ritira. Abbandona il ciclismo. Ma come? Ma non è lui quel corridore che con un’azione spettacolare quanto efficace sul Colle delle Finestre all’ultima salita, all’ultima occasione, all’ultimo respiro ha ribaltato la classifica dell’ultimo Giro d’italia e si è andato a prendere il trionfo nella corsa dei suoi sogni? Caspita, era il 31 maggio dello scorso anno. Da Roma, il giorno dopo, si è portato a casa la maglia rosa che fa bella mostra a fianco di quella rossa della Vuelta 2018 conquistata a Madrid davanti a Mas e “Superman” Lopez.  

E non è lui quel corridore che, per palmares e non a chiacchiere, rappresenta la vera alternativa a Jonas Vingegaard in quella che fino a pochissimi mesi fa era una corazzata, la Visma-Lease a Bike? Uno squadrone capace di dominare il mondo nelle grandi corse a tappe conquistando, nel 2023, Giro (Roglic), Tour (Vingegaard) e Vuelta (Kuss). Perché le squadre hanno dei cicli di gloria. Cicli, di pochi anni, in cui scoprono nuovi e incredibili vantaggi. Leciti ovviamente, ma che fanno andare tanto, ma tanto, più forte. Che rendono imbattibili. 

Tornando a Simon Yates, la prima cosa che uno potrebbe pensare come causa per dire stop è l’età: l’inglese che arriva da Bury, sobborgo di Manchester, sarà vecchio. Macché, ha 33 anni.

Allora sarà stufo, logoro, sfinito da quello che i corridori stessi definiscono un mondo troppo stressante (e che nessuno fa nulla per cambiare, ma questo è un altro discorso). In fondo, dopo dodici stagioni da pro’ (con uno stop di quattro mesi nel 2016 per violazione non volontaria alle norme antidoping) ci potrebbe anche stare. Ma anche questa giustificazione non convince. Il 1° dicembre Yates era a Roma, alla presentazione del Giro. Nulla lasciava pensare al ritiro. Ovvio, i giornalisti possono essere scarsi e male informati, ma anche all’interno della squadra nessuno ne sapeva nulla tanto che il suo nome, fino a oggi, figurava nella lista degli atleti 2026. Che poi, se la Visma avesse saputo o solo fiutato l’abbandono, probabilmente sarebbe corsa ai ripari ingaggiando un corridore di spessore. Al team olandese, i soldi non mancano, anzi hanno uno dei budget più alti del World Tour. 

Visma che già ha iniziato l’anno con un bel grattacapo. Quel fenomeno di Wout Van Aert il 2 gennaio a Mol (il paese di Tom Boonen), in Belgio, si è schiantato in una gara di ciclocross e ha riportato “una slogatura e una piccola frattura”, come si legge nel comunicato della squadra. Piccola piccola tanto che ha richiesto un intervento chirurgico “perfettamente riuscito” (avete mai letto un comunicato dove si dice che l’intervento è andato maluccio?). Se è vero, come si è sempre detto, che i grandi risultati di un ciclista si costruiscono in inverno questo è un pessimo segnale ( a meno di un miracolo che nel ciclismo ogni tanto si avverano) per la stagione della classiche di Van Aert che nella prima metà di aprile (il 5 il Fiandre, il 12 la Roubaix) si gioca tutto o quasi. Ma poi perché intestardirsi con il ciclocross? Per i soldi, ok. Ma non per la gloria, visto che Van Der Poel è di un altro pianeta. Anzi, al contrario, le sconfitte del belga rendono ancora più lustro ai trionfi di VdP.

Ma, tornando al fatto di oggi, sapessi, mister Yates, com’è strano leggere di questo abbandono. Eppure non è la prima volta che su un campione all’improvviso cala il sipario. Passa la voglia. Si ritira. O scappa. Anche nel cuore della stagione. 

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