di Claudio Ghisalberti
Sono giorni di dubbi. Complicati. Ai due eventi sportivi d’importanza planetaria sta succedendo qualcosa di difficile comprensione. I fatti riguardano Vingegaard al Tour e Sinner a Wimbledon. Che cosa sta succedendo?
Partiamo dalla Francia. Il danese Jonas Vingegaard sembrava abbastanza brillante nelle prime tappe, tutto pareva avviarsi nel modo giusto per sperare di contrastare il re, Tadej Pogacar. Allora Trine, la moglie, ha pensato bene di tirare una bella bomba tra i piedi del marito. “La squadra impone a Jonas troppo ritiri e lui (che guadagna circa cinque milioni all’anno però non l’ha detto, ndr) si stressa. Lui ha bisogno di stare più tempo a casa con noi, in famiglia”. Viene il dubbio che la signora abbia scoperto in questi giorni il lavoro del marito, che nel frattempo s’è dovuto scusare con la squadra: “Non sono stressato, sono qui per provare vincere il Tour”. Di certo ne avrebbe fatto a meno di questa polemica che ha fatto il giro del mondo. Però, diciamocelo chiaramente, questa entrata a gamba tesa della moglie è un segnale di fragilità del corridore, il quale evidentemente gli ha lasciato spazio.
Una fragilità che all’interno della Visma-Lease a Bike dovrebbero conoscere bene. Così dopo la ripassata presa da Pogacar nella crono Caen c’era da aspettarsi che il team avrebbe alzato un bel muro in difesa del suo corridore. Magari con qualche attenuante, al limite era capibile anche qualche scusa. Bruyneel, Unzue, Saiz, Martinelli, Amadio, tanto per fare dei nomi piuttosto avrebbero fatto una “supercazzola” a difesa del loro corridore. Una scusante almeno banale l’avrebbero trovata. Grischa Niermann, il diesse di Vingegaard, invece alla domande sulla debacle ha risposto così: “Non è una questione di vento o di strategia, Jonas semplicemente non aveva abbastanza potenza. Il distacco è maggiore del previsto, non ce lo aspettavamo. Non ci aspettavamo una sconfitta così grande”. Dichiarazioni perfette, ad hoc, per tramortire un atleta già in difficoltà. La moglie, Pogacar e pure la squadra: tre colpi che potrebbero mandare k.o. anche un toro. Figuriamoci uno che appena finisce la corsa si aggrappa al telefono.
E passiamo all’eroe nazionale, il numero 1 del tennis mondiale. Capirlo non è facile. Vince, è fortissimo eppure è sempre in giostra. C’è sempre qualcosa, come un malessere, che è sempre lì in agguato. Per il caso Clostebol licenzia Giacomo Naldi e Umberto Ferrara, fisio e preparatore atletico, “colpevoli” della sua positività. Erano nel suo staff dal 2022 e nessuno dei due è stato sanzionato. Ferrara poi da novembre e per sei mesi è stato nello staff di Berrettini, mentre Naldi è finito con Passaro. Con Sinner arrivano Marco Panichi e Ulises Badio (che in passato ha lavorato con Djokovic) e durano come un gatto in tangenziale. Licenziati dopo il Roland Garros, erano arrivati a settembre. Darren Cahill, l’allenatore, ha già annunciato che a fine anno smette. Logorato, ha 59 anni.
Fatto sta che a Wimbledon, non al torneo del circolo, l’altoatesino è senza fisio e preparatore atletico. Contro Dimitrov, a causa di una caduta, accusa un problema al gomito destro. Passa il turno per abbandono, causa infortunio, dell’avversario in vantaggio di due set. Sinner annuncia che ha fatto una risonanza magnetica, me del referto non dice nulla. Sarà privacy? Siamo nell’epoca social, ma nel caso poteva non dire nulla neppure dell’esame. Comunque si allena e gioca bendato, con un tutore, ma nei quarti non lascia scampo a Shelton. Pare che abbia anche un problema abbastanza importante alle anche, ma di questo non ha mai fatto cenno.
Sarà lo stress, saranno le fatiche, sarà il caso, eppure l’altoatesino è spesso alle prese con piccoli o grandi infortuni. Qualcuno sostiene che potrebbero essere problemi derivati dall’alimentazione.
Domani, venerdì 11 luglio, affronterà in semifinale Djokovic che a sua volta dice di non stare bene neppure lui tanto che ha saltato l’allenamento della vigilia.
Che Vingegaard e Sinner siano due campioni è indiscutibile. Non si vincono due Tour de France, e non si diventa numero 1 al mondo nel tennis, per caso o per fortuna. Però per entrambi la sensazione è che viaggino su una linea sottile e affilata come una lama. Come se dentro sé stessi avessero un alter ego indemoniato. Glaciali, ma con dentro un magma in ebollizione. Forse difficili da gestire. Ma chi gli sta attorno, i loro team, cosa fanno? Da che parte vanno? Sono all’altezza dei loro super campioni? Forse no.
