BUSTO ARSIZIO – “Spara a Giorgia” con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse: è la scritta-choc comparsa nelle scorse ore sul muro esterno della sede della Lega di via Culin a Busto Arsizio. Lo stesso messaggio minatorio che una settimana fa era apparso sul lungomare di Pietrasanta in Toscana, suscitando indignazione generale, mentre lo scorso aprile era spuntata a Milano ad un corteo Pro Pal. «Disprezzo totale per il gesto» le parole a caldo del vicesegretario e consigliere comunale della Lega Vincenzo Marra. «È un messaggio politico intimidatorio» aggiunge Alberto Falciglia, presidente del circolo di Fratelli d’Italia. «La storia ci ha già insegnato dove portano certi segnali».
L’escalation
Lo scorso 31 ottobre erano stati degli schizzi di vernice rossa, sul portone della sezione di via Culin, e qualche giorno dopo era stata la volta di “Fasci appesi” sulla parete del Municipio in via Fratelli d’Italia. Stavolta però la minaccia fa un salto di scala, visto che la scritta “Spara a Giorgia” – accompagnata dalla stella a cinque punte e dalla sigla delle BR – riporta indietro le lancette della storia italiana ai tempi più bui del terrorismo rosso. Subito da parte della Lega di Busto Arsizio si levano voci indignate e solidarietà nei confronti della premier Giorgia Meloni, ma la vicenda è destinata ad avere un’eco nazionale. Come già a Pietrasanta.
Le reazioni
«Inaccettabile e allarmante – denuncia il segretario della Lega Alessandro Albani – non è più goliardia ma sono minacce gravi alla presidente del consiglio, segno di un clima intollerabile. Abbiamo già segnalato questa scritta alle forze dell’ordine, nella speranza che individuino gli autori e che nei loro confronti possano essere presi provvedimenti esemplari»
La nota del Circolo di Fratelli d’Italia
Quanto accaduto sulla sede della Lega di Busto Arsizio non può e non deve essere archiviato come una semplice bravata.
La scritta comparsa sui muri, per contenuto, modalità e firma, è un episodio di una serie ormai ben nota. Quando un gesto si ripete con lo stesso schema e la stessa matrice ideologica, smette di essere folklore e diventa un messaggio politico preciso.
Un messaggio intimidatorio.
Un messaggio che richiama un clima che l’Italia ha già conosciuto e che nessuno vuole rivivere.
Colpire una sede di partito, per di più di una forza politica alleata, significa colpire il pluralismo democratico, la libertà di espressione e la normale dialettica politica. È un attacco che va ben oltre il simbolo colpito: riguarda tutti coloro che credono nella politica come confronto civile e non come sopraffazione.
Non accettiamo lezioni di democrazia da chi agisce nell’ombra.
Non ci faremo intimidire.
Non arretreremo di un millimetro.
Chiediamo alle istituzioni e alle forze dell’ordine di fare piena luce su questi episodi e di garantire che la politica, a Busto Arsizio come nel resto d’Italia, possa continuare a esistere senza paura.
La storia ci ha già insegnato dove portano certi segnali.
Proprio per questo vanno fermati ora, con fermezza e senza ambiguità.
Alberto Falciglia, Presidente Circolo Fratelli d’Italia Busto Arsizio
Busto, schizzi di vernice rossa sulla sede della Lega. «Gesto indegno da condannare»
