ROMA – «Una Nazione ha il dovere di ricordare tutte le pagine della propria storia, soprattutto quelle scritte con il sangue dei suoi cittadini. E tra le grandi stragi che hanno tragicamente segnato la storia d’Italia, Vergarolla occupa il primo posto e non può più essere ignorata». Andrea Mascaretti, parlamentare di Fratelli d’Italia eletto in provincia di Varese, lo ha ribadito, nel suo discorso in videocollegamento dalla Camera in occasione della consegna, il 15 luglio, del premio dedicato alla memoria di Geppino Micheletti, medico che salvò tante vite tra quanti furono colpiti dall’attentato. Il riconoscimento è stato conferito a trentadue persone; tra i cinque alla memoria c’era Lucio Parenzan, esule istriano, per il suo impegno pionieristico nella cardiochirurgia pediatrica.
Nel corso della cerimonia coordinata dalla dottoressa Milena Polidoro, si sono alternati gli interventi di Guerino Testa, segretario della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Anna Maria Crasti, esule da Orsera e consigliere nazionale Anvd, Massimiliano Tita, architetto collaboratore di FederEsuli, i nipoti Maria Grazia e Alberto Micheletti, Filippo Anelli, presidente Fnomceo, Fabio Tognoni, vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani fiumani e dalmati e il professore Davide Rossi.
Una giornata di sport che divenne una giornata di morte
«Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, si consumò – così Mascaretti – quella che possiamo considerare la prima e più sanguinosa strage dell’Italia repubblicana: circa cento morti, moltissimi dei quali bambini, e oltre 100 feriti. La guerra era finita da oltre un anno. Il 2 giugno gli italiani avevano scelto la Repubblica. Pola era una città italiana e centinaia di famiglie si erano ritrovate sulla spiaggia di Vergarolla per assistere alle gare di nuoto della Coppa Scarioni.
Doveva essere una giornata di sport, di festa, di vita. Divenne una giornata di morte. Eppure, per decenni, Vergarolla è rimasta ai margini della memoria pubblica nazionale. Come troppo a lungo sono rimaste ai margini le foibe e il grande esodo degli istriani, fiumani e dalmati, che vide circa 350mila italiani lasciare le proprie case, le proprie terre, le proprie città. Le ragioni e le contrapposizioni politiche del dopoguerra hanno contribuito a stendere un lungo silenzio su queste vicende. Un silenzio durato troppi anni e che oggi abbiamo il dovere di superare definitivamente». Vergarolla deve essere ricordata dall’Italia «con la stessa dignità e la stessa solennità con cui ricordiamo le grandi stragi che hanno tragicamente segnato la nostra storia nazionale».
Il Giorno del Ricordo e il premio a Montecitorio
Come ha aggiunto il deputato, «ho sempre considerato un mio dovere impegnarmi perché queste pagine della nostra storia, per troppi decenni colpevolmente trascurate dalle istituzioni e dalla politica, fossero finalmente conosciute da tutti e, soprattutto, dalle nuove generazioni. Per questo ho cercato di contribuire a mantenere viva questa memoria attraverso incontri, convegni, iniziative istituzionali e interventi pubblici, chiedendo alle istituzioni di assumersi fino in fondo la responsabilità del ricordo. Un cammino importante è stato compiuto con l’istituzione, attraverso la legge n. 92 del 2004, del Giorno del Ricordo, celebrato ogni 10 febbraio affinché la Repubblica conservi e rinnovi la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati e dell’intera vicenda del confine orientale».
Ma ricordare «significa anche dare un volto e un nome a chi, nel momento più buio, seppe testimoniare i valori più alti dell’umanità. È con questo spirito che ho promosso il premio “Dottor Geppino Micheletti”, che da due anni organizziamo nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e a FederEsuli, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd), Associazione delle Comunità Istriane, Associazione Dalmati Italiani nel Mondo – Libero Comune di Zara in Esilio (Adim-Lcze), Associazione Fiumani Italiani nel Mondo – Libero Comune di Fiume in Esilio (Afim-Lcfe), Associazione Istriani Polesani Italiani Odv – Libero Comune di Pola in Esilio ( Aipi-Lcpe Odv) e Lega Nazionale».
«Seppe rappresentare la parte più luminosa dell’essere umano»
Abbiamo scelto di intitolarlo a un uomo che, nell’orrore di Vergarolla, seppe rappresentare la parte più luminosa dell’essere umano. Geppino Micheletti era il chirurgo dell’ospedale di Pola. Quel 18 agosto accorse in ospedale e continuò per ore a operare e a salvare i feriti che arrivavano dalla spiaggia. Continuò a farlo anche quando seppe che nell’esplosione erano morti i suoi due figli, Carlo e Renzo, di appena 5 e 9 anni, insieme ad altri suoi familiari. Avrebbe potuto fermarsi davanti al dolore più insopportabile per un padre. Non lo fece. Continuò a operare. Continuò a curare. Continuò a salvare i figli degli altri.
Per questo abbiamo voluto che il suo nome diventasse un simbolo nazionale e che il premio a lui dedicato riconoscesse quei medici che, nelle situazioni più difficili, hanno dimostrato lo stesso straordinario senso del dovere, coraggio, altruismo e dedizione alla vita umana. E per dare stabilità istituzionale a questa memoria ho presentato alla Camera una proposta di legge per l’istituzione del premio “Dottor Geppino Micheletti”.
Un’immagine dalla forza particolare e le imprese degli atleti italiani
«C’è infine – ha così concluso Mascaretti – un’immagine che, proprio in questi giorni, assume una forza particolare. Mentre vediamo il Tricolore accompagnare le imprese dei nostri atleti e ci emozioniamo davanti alle loro medaglie, ricordiamo che anche quel 18 agosto 1946 centinaia di italiani erano accorsi sulla spiaggia di Vergarolla per assistere a delle gare di nuoto. C’erano famiglie, ragazzi, bambini. C’erano persone che volevano trascorrere insieme una giornata di sport e di serenità, dopo gli anni terribili della guerra. Quella festa si trasformò in una strage.
Ottant’anni dopo, l’Italia ha il dovere di ricordare. Lo dobbiamo alle vittime di Vergarolla. Lo dobbiamo ai loro figli, ai loro nipoti e ai loro discendenti. Lo dobbiamo agli esuli istriani, fiumani e dalmati. Lo dobbiamo a uomini come Geppino Micheletti, ma soprattutto lo dobbiamo alla storia e alla coscienza della nostra Nazione. Perché non possono esistere tragedie italiane destinate ad essere ricordate e altre condannate al silenzio. Esiste una sola memoria nazionale. E Vergarolla ne fa parte».
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