Gianluigi Farioli, detto Gigi, 69 anni, bustocco (attenzione, da non confondere con l’aggettivo bustese), ritorna ufficialmente in Forza Italia anche sui banchi del consiglio comunale. In verità, idealmente non l’ha mai abbandonata, nonostante passaggi in altre compagini e avventure elettorali all’apparenza velleitarie quanto affini a un politico che ha fatto della politica una ragione di vita. E che in provincia di Varese si colloca in quella ormai ristretta schiera di personaggi pubblici che non sono lì per caso, che non sono alla spasmodica e a volte ridicola ricerca di un motivo di sostegno e visibilità, che hanno maturato esperienza e competenze nel corso degli anni, consumando le suole delle scarpe in ruoli più o meno importanti.
Farioli ha fatto il sindaco di Busto Arsizio per due mandati, prima ancora assessore in Comune, poi consigliere regionale e, infine, assessore anche a Villa Recalcati. Per dirla in un altro modo, un politico di lungo corso che, se non fosse stato per certe asperità o scivoloni caratteriali, sarebbe arrivato a Roma in carrozza. Un peccato, per lui, per Busto Arsizio, per la provincia di Varese. Sì, perché di Gigi si può dire tutto tranne che non conosca la materia, quella più complessa della politica amministrativa e delle relazioni, quella che negli anni ha frequentato partendo dal Partito liberale per approdare alla corte di re Silvio. Finendo per ricandidarsi alle ultime regionali con Azione/Italia Viva in supporto a Letizia Moratti, sfiorando l’elezione per una manciata di voti e, di nuovo, provando a farsi rieleggere sindaco contro Emanuele Antonelli in una coalizione eterogenea che, sostenuta dall’esterno dal gruppo dello scoppiettante Gianfranco Librandi, comprendeva liste civiche, Popolo della Famiglia, Azione, Italia Viva, Riformisti.
Nulla da fare contro lo strapotere elettorale dell’alleanza di centrodestra, che a Busto Arsizio non conosce rivali. Farioli finisce all’opposizione, ma è a disagio. Non solo perché Antonelli non perde occasione per ricordargli che gli ha lavorato contro, ma perché è sempre stato dall’altra parte, nelle diverse maggioranze, anzi, spesso le ha guidate in prima persona. E poi perché è lì, dai settori che lui elenca a raffica come liberali, moderati, popolari, europeisti, cristiani, riformisti, dalle radici giudaiche/cristiane, che ha strutturato la sua crescita politica, che gestisce con una spiccata intelligenza e una rara capacità oratoria, a volte persino eccessiva quanto mai fuori tema.
In questa fase di rinnovamento post berlusconiana e, consentitecelo, archiviati i disastri giudiziari che l’hanno dimezzata nella vicina Gallarate e non solo, Forza Italia ha sicuramente bisogno di uno come Farioli, ritrovato anche nello spirito dopo un periodo di difficoltà per motivi di salute. Così, riecco Gigi in versione rilancio, che rivendica una sua autonomia di giudizio (“Non ci appiattiremo”), pronto ad appellarsi come spesso fa a mamma Fausta e a papà Carlo, suoi numi tutelari, alla Madonna dell’Aiuto che “protegga Busto capitale” e alla sua verve, a quella pronta ironia che appunto si declina con l’intelligenza, che ha spesso utilizzato nei faccia a faccia di più alto livello e con leader a cui ha sempre tenuto testa. Un esempio? Quando a Matteo Renzi disse che Busto poteva vantare Enrico Dell’Acqua, pioniere dell’export, e l’ex presidente del Consiglio gli rispose che la sua Firenze aveva avuto Michelangelo e Leonardo, Farioli non battè ciglio: “Bene, li faremo cittadini onorari di Busto”. Colpito e affondato.
Busto, Forza Italia ricomincia da tre: «Maggioranza più forte. Rimpasto? Non ci interessa»
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