Pogacar, Vingegaard, Lipowitz e Seixas: un poker per il Tour

Tour France 2026 favoriti
Il podio del Tour de France 2025

Tadej Pogacar contro Jonas Vingegaard per la vittoria finale, Florian Lipowitz il terzo uomo, l’astro nascente Paul Seixas. Volendo semplificare (molto) sono loro i quattro punti cardinali del Tour de France che sabato prende il via da Barcellona con una cronosquadre di 19 km (non accadeva dal 1971). Traguardo finale, dopo le canoniche 21 tappe, domenica 26 sui Campi Elisi, a Parigi.

I GRANDI PROTAGONISTI

Lo sloveno Pogacar è il grande favorito. Nell’armadio di casa ha già quattro maglie gialle, ora cerca l’impresa che lo appaierebbe a Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain, l’unico a riuscire a vincerne cinque consecutive. In questa stagione ha vinto quasi tutte le corse alla quali ha partecipato: Strade Bianche, Sanremo, Fiandre, Liegi, Romandia e Svizzera. Alla Roubaix si è dovuto inchinare solo a Van Aert.

Non meno bravo in questo 2026 è stato Vingegaard, re del Tour 2022 e 2023. Il danese ha partecipato a tre corse: la Parigi-Nizza e il Catalogna le ha vinte, il Giro d’Italia lo ha stradominato. Trionfi che ora lo fanno sentire più forte che mai.

Poi, anche se i francesi s’incazzano, c’è il tedesco Florian Lipowitz, terzo lo scorso anno. Ha 25 anni e arriva dal biathlon, soprattutto ha un motore aerobico eccezionale. Se riesce a fare un altro passetto avanti (a questo livello guadagnare pochi watt è un’impresa colossale) potrebbe davvero rendere la vita dura sia a Pogacar, sia a Vingegaard. In teoria, in casa Red Bull, divide i gradi di capitano con Remco Evenepoel, ma la carriera di quello che in Belgio era stato definito il “nuovo Merckx”, sta prendendo una piega diversa. Lui ambisce, eccome, alle grandi corse a tappe, ma sulle grandi salite, e forse nella tenuta psicologica, è inferiore ai super campioni. Però la personalità non gli manca e il vero rischio è che questa possa spaccare la squadra.

Un discorso a parte lo merita Paul Seixas, l’astro nascente francese, l’enfant prodige. Ha 19 anni, ha vinto Iztulia e Freccia, secondo alla Liegi, ma all’ex Delfinato, ora Tour Auvergne, si è ritirato a causa (anche) di una caduta. In inverno Seixas pare sia arrivato a fare allenamenti estenuanti, anche di otto ore, sui rulli. Che sia vero o meno è difficile da stabilire.

I suoi connazionali con lui sognano di festeggiare una nuova maglia gialla. L’ultima volta fu 41 anni, nel 1985, con Bernard Hinault. Uno smacco per i francesi che sono i padroni del ciclismo. Emmanuel Macron, il presidente della repubblica mica il due di coppe, si è già schierato con i vertici del suo team, la Decathlon, per garantirgli adeguato sostegno economico. Anche Christian Prudhomme, numero 1 del Tour de France, e grande manovratore di sponsor pare si stai movendo nella medesima direzione. Per Seixas ci sono squadre disposte a fare follie. La Pinarello-Q36.5 pare abbia messo sul piatto della bilancia un contratto da 13 milioni all’anno. Sulla questione è intervenuto con molta “eleganza” anche Alex Carera, che con il fratello Johnny gestisce qualche decina di corridori tra i quali Pogacar e Del Toro, ma non il francese: “Seixas non vale quella cifra. Forse quando vincerà quattro Tour… Anzi Del Toro è un corridore molto più pronto e ha più chance”.

TRICOLORE AMMAINATO

E gli italiani? Prospettive più che scarse: solo dodici al via (su 184 divisi in 23 squadre), tre bravi gregari (Cattaneo alla Red Bull; Piganzoli e Affini alla Visma) nei cinque squadroni top. Tiberi se entra nei dieci fa un miracolo; Ganna ha come obiettivo la 16a frazione, la crono di 26,1 km, da Évian-les-Bains a Thonon-les-Bains, dove dovrà vedersela, tra gli altri, con Remco Evenepoel. Caruso sarà in appoggio di Tiberi; Germani, Oldani, Frigo, Ballerini, Velasco e Trentin devono invece pescare il jolly in una fuga. A proposito di italiani. Sarà l’ultima corsa di Luca Guercilena come team manager della Lidl-Trek anche se il comando delle operazione è di fatto nelle mani di Andy Schleck. Guercilena dal 1° settembre entrerà nello staff di Rcs Sport come direttore dell’area ciclismo. Dopo il forte calo dei corridori e del personale (direttori sportivi, massaggiatori e meccanici dal ciclismo di elite esce così l’ultimo dirigente italiano di grande livello. Il tricolore è ammainato.

IL PERCORSO

Sarà la 27a partenza, i francesi la chiamano “Grand Départ”, fuori dalla Francia, la 3a dalla Spagna. La corsa, che taglia in due la Francia, toccherà 7 regioni e 9 dipartimenti. Le 21 tappe sono suddivise in 7 pianeggianti, 4 di media montagna, 8 di montagna con 5 arrivi in salita: Gavarnie-Gèdre (6a tappa), Plateau de Solaison (15a), Orcières-Merlette (18a) e Alpe d’Huez (due volte, 19a e 20a tappa), 1 cronosquadre e una crono individuale. Verranno affronti prima i Pirenei, quindi Massiccio Centrale, Vosgi, Jura e Alpi. Il Galibier, 2.642 metri (20a tappa), sarà il tetto della corsa. Il dislivello complessivo è attorno ai 54mila metri. Tatticamente, visto il percorso, nelle prime due settimane sarà una gara molto difficile con un solo arrivo in salita e neppure tanto impegnativo. Ci sono gli abbuoni per i primi tre corridori di ogni tappa: 10, 6 e 4 secondi.

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