di Claudio Ghisalberti
I commentatori televisivi per tentare di tenere vivo il loro prodotto sostengono che il Tour de France non è finito, che tutto può ancora accadere. Però, a meno di un episodio di malasorte, non capisco come Tadej Pogacar possa essere sconfitto.
Lo sloveno già nelle prime undici tappe aveva dimostrato di essere il padrone assoluto della corsa francese vincendo quando ne aveva voglia e lasciando agli amici altri successi parziali e persino la maglia gialla. Poi, come faceva Lance Armstrong, ha aspettato il primo vero arrivo in salita per emettere la sentenza. Ieri, giovedì 17, in cima ad Hautacam 813,6 km al 7,8%, 1064 metri di dislivello), il suo colpo è stato da k.o.. Avversari annientati. Oddio avversari… Vingegaard annientato perché già dalla vigilia si sapeva che solo il magrissimo danese poteva forse sperare di impensierire Pogacar. Gli altri, a partire da Evenepoel, potevano essere considerati di contorno. Sono stati demoliti. Pronosticare il loro successo a Parigi era più una provocazione che un azzardo.
Pogacar ieri per scalare la montagna pirenaica ha impiegato 35’11”, Vingegaard 37’21”. Lo sloveno è salito a 23,19 km/h, con una Vam di 1814 m/h e con una potenza stimata di circa 6,9 watt/kg. Valori mostruosi.
Il record di scalata, se di record si può parlare, è quello di Bjarne Riis: 34’41” (ma qualcuno sostiene anche 3 secondi meno), con oltre il 60 per cento di ematocrito pompato dall’epo, nel 1996. Il danese venne ribattezzato “Monsieur 60”. Nibali, nel suo trionfale Tour 2014, salì in 37’30”. Interessante quello che successe nel 2022. Vingegaard vinse in 36’30” e poi si vestì di giallo a Parigi. Pogacar ad Hautacam salì 1’04” più lento: 37’34 il suo tempo.
Certo, sarebbe molto interessante sapere i valori fisiologici dello sloveno, come si allena, come mangia, come riposa. In fondo lo sport di alto livello è scienza e fare chiarezza eviterebbe molte polemiche sulle sue performance.
Concludendo la prestazione di Vingegaard, rispetto al 2022, è stata di 51″ peggiore; Pogacar è migliorato di 2’23”. Con questi dati, come si può pensare che il danese possa ribaltare il campione del mondo? Perché poi c’è un altro fattore. Fino a ieri si poteva, con fantasia, ipotizzare che la Visma di Vingegaard fosse più forte della Uae, che aveva perso Almeida, e che quindi potesse escogitare qualche colpo tattico a sorpresa. Visto come si sono squagliati al caldo Kuus e Jorgenson anche questa ipotesi ha perso peso.
Oggi la cronoscalata Loudenvielle-Peyragudes si preannuncia da mal di testa per Vingegaard. Un’altra legnata è in arrivo.
