di Guido Bonoldi*

Si parla molto delle disfunzioni del nostro sistema sanitario, ma spesso non ci si rende conto di tutta la mole di lavoro che viene svolto e del grande impegno degli operatori, anche perché non è semplice per i non addetti ai lavori addentrarsi negli aspetti tecnici e organizzativi di un sistema così complesso come quello sanitario.
Così mi è sembrato utile scrivere un articolo per raccontare di un progetto innovativo che si sta realizzando in ASST Valle Olona, il Progetto Trapiantandi. Si tratta di un esempio virtuoso di “medicina di iniziativa”, quel tipo di medicina che non attende in modo passivo che i problemi “scoppino”, ma che cerca di affrontarli e risolverli con un atteggiamento proattivo, creando reti e collaborazioni tra servizi diversi.
Del progetto me ne ha parlato recentemente un grande amico e collega con il quale ho avuto la fortuna di collaborare nei miei otto anni di lavoro nel reparto di Medicina 2° dell’Ospedale di Busto Arsizio: Danilo Zanotta, attualmente Responsabile dei nuclei di presa in carico dei pazienti cronici e fragili operanti nelle Case di Comunità della ASST.
Il problema che il progetto si propone di risolvere è il seguente: i pazienti dializzati che devono essere inseriti nella lista di attesa per trapianto renale hanno bisogno di essere sottoposti ad una serie di esami strumentali e visite specialistiche che devono essere effettuati tutti all’interno di un certo periodo di tempo.
Detto in altri termini gli esami strumentali e le visite specialistiche che il paziente deve presentare al momento della visita collegiale con la quale viene valutata la sua idoneità al trapianto di rene devono essere stati effettuati negli ultimi quattro mesi per essere considerati validi. Se il paziente è lasciato a sé stesso è difficile che riesca a trovare gli appuntamenti per tutti gli accertamenti necessari in tempo utile. In considerazione di ciò il Servizio Presa in carico del paziente cronico fragile di ASST Valle Olona diretto dal dottor Zanotta e la Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi diretta dalla dott.ssa Maria Rosa Caruso hanno deciso di avviare per tutti i pazienti dializzati che devono essere valutati un percorso ad hoc con l’obiettivo di garantire loro che tutti gli accertamenti necessari vengano effettuati in un tempo massimo di 3-4 mesi. Oltre a questo, il progetto prevede anche la programmazione degli esami per il mantenimento della lista attiva.
Ad inizio giugno erano stati presi in carico 48 pazienti, dei quali 23 avevano già completato l’iter diagnostico.
Il progetto che abbiamo brevemente descritto, oltre che espressione di medicina di iniziativa, costituisce anche un esempio concreto della funzione che le Case di Comunità possono svolgere all’interno del sistema sanitario ed dell’importanza che riveste la collaborazione tra Case di Comunità ed Ospedale.
*medico e
consigliere comunale di Varese
con delega alla Sanità
