di Claudio Ghisalberti
MILANO – Per qualcuno, soprattutto del popolo social, domenica al campionato italiano è stata riscritta la storia del ciclismo. Un’assurdità, un’iperbole senza senso. Però è vero che il risultato, e lo svolgimento, del Tricolore sono stati una bomba. La vittoria di Filippo Conca e l’exploit dello Swatt Club, società in pratica di amatori, sono difficile da decifrare e da spiegare. Bastano la fame, la motivazione e gli allenamenti al caldo per spiegare che i numeri 1633 (Conca), 853 (Gaffuri), 2677 (Pettiti), 1807 (Ginestra) e 2342 (Carollo) del ranking Uci, asfaltino Ganna, Milan e compagni in una corsa di quasi 230 km a oltre 43 di media, con 38 gradi di temperatura? O serve altro?
Nel dopocorsa sono nate subito le polemiche, perché i corridori di una Continental o di una Asd (come lo è lo Swatt Club) in tema di antidoping non hanno gli stessi obblighi di quelli tesserati per squadre WorldTour e Professional. Qualcuno, chissà se per interesse o per ignoranza, ha sollevato una gran confusione mescolando tre istituti: Sistema Adams, chiamato anche Whereabouts, ovvero quello che per i controlli a sorpresa richiede la reperibilità anche fuori competizione; Passaporto biologico, obbligatorio per Wt e Professional (può essere esteso anche alla stagione successiva se uno smette o scende tra i dilettanti), che consiste nel tracciamento nel tempo di alcuni parametri di sangue e urina per avere un profilo ematico e uno steroideo dei corridori; Ranking sanitario, previsto dalla normativa Fci sulla “Tutela della salute”. Adams e Passaporto sono svincolati, ovvero si può essere nell’Adams, magari perché dilettanti, senza avere il passaporto. Il Ranking sanitario è l’unico adempimento necessario per potere prendere il via all’italiano, assieme ai punti (questione che vedremo più avanti).
Per fare un po’ di chiarezza ne parliamo con Cordiano Dagnoni, presidente della federazione ciclistica italiana, che ci ha accolto nel suo ufficio di Milano. Questa la prima parte dell’intervista.
Presidente, cosa le ha detto questo Tricolore?
“Credo che un fattore fondamentale che nessuno ha toccato è che è stata una corsa diversa da quasi tutte le altre perché si è corso senza le radioline. La maggior parte dei corridori ormai sono abituati ad essere pilotati dalla macchina. Domenica invece si sono trovati a dover gestire la corsa in modo autonomo, ma non sono abituati. Di conseguenza è venuta fuori dalla corsa senza controllo. C’è anche da dire che molti possibili protagonisti erano assenti”.
C’è chi sostiene che sarebbe meglio tornare a considerare le premondiali e includere il Tricolore tra queste prove. Però da fine giugno al mondiale mi pare un lasso di tempo francamente troppo lungo. Lei che ne pensa?
“Non è un problema nostro, perché i campionati nazionali sono nella stessa data in tutto il mondo, tranne l’Australia. Concordo che come premondiale sarebbe troppo in anticipo e non avrebbe senso. Senza senso anche costringere i corridori a correre, poi se uno non vuole esserci ti presenta un certificato medico. La regola è che gli assenti devono essere giustificati. Dire invece che chi vince il campionato italiano di diritto va al mondiale si può fare. Di fatto è quasi sempre andato”.
Sui social si è scatenata una baraonda. Qualcuno sostiene che questo Tricolore è la dimostrazione che i vertici del ciclismo italiano, quindi della Federciclo, sono da azzerare
“Sono persone che non conoscono le dinamiche. Innanzitutto il campionato italiano professionisti è gestito dalla Lega Ciclismo Professionistico, e non dalla Federazione, che concede la delega. Per cui cominciamo a scindere le due cose. Campionato professionisti che viene assegnato a un organizzatore tramite un bando fatto appunto dalla Lega, che gestisce questa assegnazione e i rapporti con la Rai. Ho letto anche dei messaggi contro la Federazione, perché dopo l’arrivo la Rai non ha trasmesso la premiazione, ma non è colpa della Federazione. Ribadisco, i rapporti con la Rai li tiene sempre la Lega, per cui è tutta la Lega che fa. Se andiamo a guardare invece all’altro aspetto, quello che tutti hanno contestato, ovvero che questi ragazzi elite senza contratto possono correre con i professionisti, torniamo anche qua indietro nel tempo dove non c’ero io. Prima c’era il campionato italiano Under 23, quello degli elite senza contratto e quello dei professionisti. Ovviamente quello degli elite senza contratto era diventato un campionato italiano un po’ minore. Di conseguenza è stato deciso di farli correre con i pro’. Adesso, con questo risultato, se ne fa un caso”.
Ha senso che al via di una corsa ci siano corridori che competono, soprattutto in tema antidoping, con regole diverse? Perché il passaporto biologico o serve o è inutile farlo.
“Pure su questo è stato fatto un caso. Però ricordo che anche i team Continental, quindi non solo le Asd come lo Swatt, non hanno le stesse regole delle WorldTour e Professional. Le Continental sono state accettate, gli altri sembrano che abbiano la peste. Questi ragazzi hanno le stesse regole dall’inizio anno e devono comunque essere in regola con tutte le documentazioni sanitarie. Come le Continental”.
L’elenco degli iscritti al Tricolore viene approvato dalla Lega?
“Tutto dalla Lega che come ho detto gestisce la corsa”.
Cito il comunicato del 15 maggio scorso emesso dalla Struttura tecnica federale settore strada, si parla della modalità di partecipazione ai campionati italiani: “Gli atleti Elite s.c. che hanno ottenuto nel corso della stagione almeno 5 punti Fci/Uci in gare su strada entro il 16 giugno 2025 e che risultano iscritti al ranking federale dal 31 gennaio 2025, possono partecipare al Campionato Italiano Professionisti”. Conca, il vincitore, secondo il sito Uci, ha 45 punti nel 2024 ma nessuno in questa stagione. Il suo compagno Pettiti, poi 13°, ne ha 4. Conca e Pettiti quindi non potevano correre?
“Non conosco i loro punteggi, però ribadisco non siamo noi a prendere le iscrizioni. Dovete chiedere alla Lega e al suo presidente, Roberto Pella”.
Che rapporti ha con lui e la Lega stessa?
“Pella gestisce la Lega con molto entusiasmo e voglia di fare”.
Però più che essere l’organismo che ha il compito di gestire il movimento del ciclismo professionistico italiano su espressa delega della Fci, la Lcp sembra un governo ombra.
“Sì, secondo me si sono allargati un po’ troppo nel senso che hanno fatto delle Commissioni che sembrano dei duplicati delle nostre. Sembra un po’ quello che succede con il Coni e Sport e Salute. Ci sono dei doppioni. Poi, di fatto, la Lega nella Coppa Italia delle regioni ha inglobato anche un sacco di corse non professionistiche. Bisognerebbe un attimo rivedere tutto. Servirebbe un dialogo migliore, invece ci sono un sacco di azioni fatte autonomamente senza avere questo dialogo preventivo, per non dire addirittura l’autorizzazione della Federazione”.
(1 – continua)
