Troppe partite e tanto isterismo. Nino Minoliti fa la diagnosi alla Serie A

calcio serie a campionato

di Claudio Ghisalberti

Dopo la sosta per gli impegni delle varie nazionali sabato 19 torna la Serie A di calcio. Si riparte con il Napoli in testa con 16 punti e una classifica ancora non ben definita. Ma cos’hanno detto le prime sette partite di questo campionato? Ne parliamo con Nino Minoliti che dal 1982, e fino a pochi mesi fa, ha vissuto in Gazzetta dov’era caporedattore a pane e calcio (ma anche tanto ciclismo). 

Nino, partiamo da una polemica che nelle ultime settimane ha sollevato un dibattito acceso, i tanti infortuni gravi. L’opinione comune è che siano causati dal fatto che si giochi troppo e, di conseguenza, ci si alleni poco. In effetti da sabato al 10 novembre, 23 giorni, ci sono in programma cinque turni di campionato e due di coppe, ovvero sette partite.
“Che si giochi troppo è fuori discussione. La Champions League ha aumentato il numero di partite; in finale di stagione ci sarà il mondiale per club dove saranno impegnate Inter e Juventus; la prossima edizione del Mondiale sarà a 48 squadre contro le attuali 32. Una situazione che ha portato l’associazione delle Leghe europee e Fifpro Europe, il sindacato dei calciatori, insieme a LaLiga, a  presentare una denuncia alla Commissione Europea contro la Fifa per ‘abuso di posizione dominante nell’imposizione del calendario internazionale del 2025-26’. La Supercoppa italiana, che prima si disputava in partita secca tra due squadre, ora è quattro con semifinali e finale. Con questi impegni aumentano anche i giorni di viaggio, non solo di partite. Secondo gli esperti, preparatori e medici del mondo del calcio, questo porta a un aumento di infortuni”. 

Che campionato è stato finora?
“Tranne Inter e Atalanta, tutte le grandi hanno cambiato allenatore. In totale sono 14 su 20 le squadre che hanno cambiato. Questo cambia porta ai relativi problemi di assestamento che possono essere fisici e tecnico-tattici. Fisici perché con il cambio di allenatore si cambia anche la preparazione atletica, e anche questo potrebbe essere causa di incidenti. Dal punto di vista tecnico-tattico, ovvero con gli aggiustamenti che ogni allenatore propone, chi sta soffrendo maggiormente è il Milan”. 

Rossoneri che hai sempre seguito con grande attenzione. Partiamo da loro.
“Il Milan procede per alti e bassi che hanno portato a mettere in discussione Fonseca che dopo la sconfitta di Firenze traballa come prima del derby poi vinto alla grande. Le due sconfitte, in trasferta a Parma e Firenze, sono pesanti. Soprattutto la squadra soffre del rendimento altalenante di quelli che dovrebbero essere due pilastri”.

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Nino Minoliti

Theo Hernandez e Leao?
“Loro. Il portoghese altalenante del resto lo è sempre stato. Theo, almeno in questa stagione, sono più i problemi che ha creato che quelli che ha risolto”. 

Però Nino non ti pare ci sia troppo isterismo nelle valutazioni? Fonseca era sull’orlo del licenziamento prima del derby, poi è diventato un fenomeno e ora, come dici tu, traballa di nuovo. Il tutto in tre partite
“Hai ragione, c’è molto isterismo. Del resto si gioca sempre, senza requie e si passa dall’esaltazione alla depressione in un amen. Ma questo è un problema di tutta l’informazione, non solo quella sportiva. Si è perennemente e costantemente bombardati dall’informazione, dalla rincorsa dell’attualità. Questo toglie spazio alla riflessione. Non c’è più tempo. Un fenomeno che, come sai, si chiama infodemia, ovvero la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi. Siamo nel mondo di un’informazione ipertrofica”.

Passiamo al rendimento della Juventus.
“Motta sta riscontrando molti meno problemi rispetto a Fonseca anche se in attacco i bianconeri hanno evidenziato delle difficoltà contro squadre medio-piccole. Dopo l’infortunio di Milik davanti resta solo Vlahovic, ci sono pochissime alternative. E ora bisogna sostituire anche Bremer in difesa, mica facile”.  

Per ora guida il Napoli.
“Che è la squadra che ha assorbito meglio il cambio di allenatore. Conte è un top, capace di vincere i campionati più importanti. Motta, per esempio, sembra avere tutto per essere un ottimo allenatore, ma è alla prima esperienza su una panchina di una grande. Conte ha la capacità di intervenire e trasformare le squadre. Poi il Napoli ha due vantaggi: non gioca le coppe, quindi ha più tempo per stare sul campo ad allenarsi; arriva da un campionato disastroso, quindi è abbastanza facile fare meglio. E, finora, è quella tra le big che ha avuto il calendario più agevole”.

Adesso di chi mi parli?
“Dell’Atalanta che va avanti tra alti e bassi. Molto meglio in Europa, con qualche difficoltà in campionato. Però i bergamaschi hanno venduto Koopmeiners e perso Scamacca per infortunio. Però Gasperini è bravo e, come ha già fatto in passato, saprà rimettere la squadra in bolla. Retegui, il nuovo arrivato al centro dell’attacco, ha subito beneficiato della cura Gasp. La Roma, invece, è sotto le attese. Soffre e ha già cambiato allenatore. La Lazio procede discretamente. Di certo non credo che vedremo un campionato come nelle ultime due stagioni dove, prima il Napoli e poi l’Inter, l’hanno fatta da padroni incontrastati”. 

Nino, l’Inter ti sta proprio antipatica. Non me ne hai ancora parlato…
“I nerazzurri si sono rinforzati, la rosa è migliore di quella dello scorso anno quando sono stati dominanti in campionato. Però credo che la squadra di Inzaghi ora, forse in modo inconsapevole, abbia la Champions come obiettivo numero 1. Contro le medio-piccole fa un po’ fatica, contro l’Atalanta ha fatto un partitone. In Champions, a Manchester contro il City, ha fatto una gara eccezionale e alla fine meritava di vincere. La Stella Rossa l’ha disintegrata. Vogliono arrivare tra le prime otto del girone per evitare i playoff che portano agli ottavi”.

La forza dell’Inter era di difesa insuperabile. Quest’anno forse becca troppi gol, nove.
“In campionato. In Champions no. Zero in due partite”. 

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