Trump, l’epopea del Taco

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Donald Trump

di Massimo Lodi

Primo riflesso dopo la tregua Iran-Usa. Ma allora è vero, il Taco è con noi. Taco: Trump always chickens out. Alla fine, Donald si tira sempre indietro. Si ritira, perfino. Mezza America lo sbeffeggia, mezza ancora no. Purtroppo. Neppure può consentirsi di sbeffeggiarlo il mondo. Uno così, resta a elevata pericolosità, e dire uno e dire pericolosità è usare termini vaghi, eufemismi, garberie. Questo pokerista insensibile ad altro che non sia l’azzardo finanziario -e ben vengano le guerre in aiuto a scale reali o bluff da smaliziati giocatutto- se ne frega di mettere sottosopra l’umanità perseguendo i suoi disegni. Disegni, poi. Ma quali? Doveva chiudersi nei confini oltre l’Atlantico rinunziando a ogni avventura bellica, si comporta all’opposto. Vantaggi zero, danni molti.

Fino a che punto ha capito che andando dietro al missilista Netanyahu, mandava avanti lo sfracello economico? Fino a che punto ha capito che la resistenza degli ayatollah si sarebbe rivelata di tenace determinazione, addirittura col recupero patriottico di sacche del dissenso? Fino a che punto ha capito che stracciando il diritto internazionale e ignorando il  trattativismo diplomatico sarebbe corso incontro al disastro? Fino a che punto ha capito che in Medio Oriente serve la pazienza invece della furia e che i regimi, se devono cadere, cadono tramite certosino/aiutato lavorìo interno, non a seguito di bombardamenti che massacrano senza distinzione siti militari e residenze civili? Fino a che punto ha capito che le regole dell’affarismo, di rilancio in rilancio di retromarcia in retromarcia, hanno poco/nullo orizzonte strategico nei rapporti tra stati, nazioni, popoli?

Trump non ha capito che bisogna essere diversi da Trump quando si guida la democrazia più forte sul pianeta. Glielo ricorderanno verosimilmente gli americani alle elezioni autunnali di mid-term, sempre che si svolgano e non siano sospese causa situazione emergenziale (esiste anche tale rischio). Gliel’hanno appena ricordato i pakistani, decisivi nella mediazione per evitare l’ultimo cupo avvertimento del tycoon, Distruggeremo un’intera civiltà, meritatosi la condanna del Papa di Chicago. Del Leone yankee. Mica d’un pontefice qualsiasi in questo non qualsiasi frangente. Glielo ricorda il felpato atteggiamento cinese, che anticipa la protezione agl’iraniani nella tutela dello Stretto di Hormuz. A proposito di Hormuz: si profilano dazi navali da versare, nel caso d’accordo. Dazi che non c’erano ieri e ci saranno domani. A dimostrazione che il Taco è con noi. Cioè contro di noi. Si vanta d’aver sconfitto a suon d’ordigni il Paese di Khamenei, ma il Paese di Khamenei -al collasso tre mesi fa- ottiene un successo politico/strategico nei confronti degli Usa e specialmente nei confronti d’Israele.

Peggio non potevano combinare, i maghi di Washington e Tel Aviv. A lungo andare (ma forse non troppo a lungo) l’effetto-sbaglio per i secondi sarà un cambio di governo ormai richiesto dall’umor popolare prevalente; l’effetto-sbaglio per i primi è già una rovinosa perdita d’affidabilità sul fronte occidentale. Chi si sentirebbe ancora di consegnare il proprio destino a quanti han tradito i valori su cui poggiano essi medesimi? Un pensierino che suggerisce il successivo: mai come oggi l’Europa, e l’Italia dentro l’Europa, ha bisogno di compattezza stabile. Le speculazioni di parte segnalano la più stupida delle mediocrità. L’ombra della catastrofe rimane incombente, un raggio d’assennatezza è il minimo che si debba vedere.

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