Negare il patriarcato significa ignorare ciò che alimenta la violenza

Giulia Mazzitelli

A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mi permetto di dedicare questo spazio a un tema che non possiamo relegare a un solo giorno all’anno.

L’odierna sentenza di ergastolo per Filippo Turetta ci ricorda la brutalità del femminicidio di Giulia Cecchettin.

Come ha affermato suo padre, “abbiamo perso come società“. Una frase che pesa, perché non siamo stati capaci di proteggere Giulia. La condanna di Turetta non cancella questa grande sconfitta collettiva, né restituisce a Giulia il futuro che le è stato tolto. E come Giulia, sono più di 100 le donne che hanno perso la vita in questo 2024 per mano di uomini che dicevano di amarle o che ritenevano di possederle.

Tra queste donne ci sono anche giovani e giovanissime, vittime di una cultura che normalizza il controllo, la violenza, il potere maschile. Ogni anno mi auguro di non dover fare interventi di questo tipo, e di non dover fare la conta delle vittime, eppure i numeri continuano a crescere.

Questo non è un destino inevitabile, ma il risultato di una società che troppo spesso ignora i segnali, che non educa al rispetto e che non si assume la responsabilità di cambiare davvero.

Per cambiare, dobbiamo partire dalla cultura, dall’educazione, eppure, ancora oggi c’è chi sostiene che il patriarcato in Italia non esista.

Dichiarazioni come quelle del ministro Valditara, che dovrebbe incarnare cultura ed educazione, visto il suo ruolo istituzionale, e che invece accosta il dramma della violenza alla questione migratoria, minimizzando e banalizzando la questione. Queste affermazioni non solo sono un insulto alla memoria delle vittime, ma rappresentano un pericoloso tentativo di spostare l’attenzione su capri espiatori, negando una realtà ben radicata nella nostra società.

I dati dimostrano chiaramente che la violenza sulle donne è trasversale, che tocca ogni classe sociale, ogni cultura e ogni nazionalità, ma affonda le sue radici nella mentalità patriarcale.

Negare il patriarcato significa ignorare ciò che alimenta la violenza: l’idea che una donna possa essere controllata, sottomessa e posseduta. E finché continueremo a giustificare o relativizzare questa mentalità, non faremo che perpetuarla.

Concludo con un appello: non possiamo continuare a delegare solo al coraggio delle donne la lotta contro la violenza. È una responsabilità collettiva e istituzionale. È un impegno che dobbiamo assumere ogni giorno, perché ogni passo verso una società libera dalla violenza non è solo una vittoria per le donne, ma per la dignità e il futuro di tutti noi.

Giulia Mazzitelli
consigliera comunale PD Varese

Turetta giulia violenza – MALPENSA24
Visited 140 times, 1 visit(s) today