Siamo tutti potenziali terroristi. Ce lo dice il governo israeliano se mai dovessimo soltanto pensare che stia esagerando su Gaza, dopo quanto di crudele e umanamente agghiacciante ha già realizzato a danno della popolazione della Striscia. Se poi, come gli attivisti della Global Sumud Flotilla, ci avvicinassimo alle sue coste con la pacifica intenzione di solidarizzare con i palestinesi, Israele ci tratterebbe esattamente da terroristi. E’ successo ai 29 italiani e ai loro compagni fermati in acque internazionali sulle loro imbarcazioni con modi non esattamente gentili. Le successive immagini degli attivisti fatti inginocchiare e ammanettati, per di più derisi da un ministro, il terribile Ben Gvir (“Benvenuti in Israele”), ci lasciano senza parole. Anzi, ci indignano.
Si può anche non essere d’accordo con i manifestanti pro-pal, con i loro modi di esternare il dissenso e la rabbia, ma la risposta israeliana è davvero grave, esagerata. Specialmente di fronte a un gruppo di persone che non andava a piazzare bombe sotto il sedere di Netanyahu, ma a portare un messaggio di pace. Invece, hanno sparato loro addosso, proiettili di gomma ma pur sempre proiettili.
Commenta Guido Crosetto: “Noi gli israeliani non andiamo a fermarli in acque internazionali, semmai a soccorrerli se ne avessero bisogno”. Dichiarazione che segue a quanto detto dalla premier Giorgia Meloni e dal responsabile degli Esteri Antonio Tajani: “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. E’ inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”. Per Ferruccio De Bortoli, autorevole editorialista del Corriere della Sera “l’attacco dell’esercito israeliano in acque internazionali non ha nessuna giustificazione. E’ semplicemente un atto di pirateria. Violento”. Reazioni della politica finalmente dure, ma questa volta non si poteva far finta di niente. Non poteva innanzitutto voltarsi dall’altra parte Palazzo Chigi, nonostante i rapporti sinora mai ostili con Israele, di amicizia. Né può mostrare disinteresse la collettività, benché chi sostiene la causa palestinese è spesso su posizioni radicali, non propriamente concilianti, e raccoglie disapprovazione.
Il massacro del 7 ottobre 2023, realizzato e rivendicato da Hamas, è sicuramente una delle pagini più sconvolgenti della questione palestinese. Un orrore che ha colpito Israele e provocato l’assedio cruento di Gaza: decine di migliaia di vittime, tra cui moltissimi bambini. Scenari di morte che gli attivisti della Flotilla intendono esecrare anche portando aiuti umanitari. Sbagliano metodo? C’è chi ne è convinto, ma nessuno, a questo punto, davanti all’umiliazione che hanno subito anche per voce del ministro che li ha insultati, può semplificare con l’idea che se la siano andata a cercare. Per chi parla di pace, questa sarebbe un’umiliazione ancora più grande.
