Un cubo di Rubik al Teatro Gaber: arriva “Il barbiere di Siviglia” made in Varese

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VARESE – Prosegue la preziosa e importante collaborazione tra il Festival Menotti e il Teatro Lirico “Giorgio Gaber” di Milano. Dopo la “Tosca” di Puccini, proposta con grande successo nel 2024, è ora la volta dell’opera di Rossini già messa in scena a luglio a Varese. Un entusiasmante percorso nato per dare spazio e valore alla “lirica made in Varese” di InOpera Factory, che ormai da otto anni produce spettacoli di valore, innovazione e gradimento di pubblico: domani, sabato 11 ottobre, alle 20.30 “Il barbiere di Siviglia” sarà proposto in una versione che fonderà l’energia farsesca della commedia dell’arte con la provocazione visionaria del dadaismo, in uno stile postmoderno, quasi pop.

L’irrefrenabile istinto infantile di “rompere il gioco”

La regia ha immaginato uno spazio scenico giocoso e sospeso, dominato da una casa ispirata al cubo di Rubik, simbolo di un mondo di incastri e disincastri, specchio della dinamica narrativa dell’opera. Un meccanismo specifico di questo gioco, che ricorda la struttura e gli ingranaggi scenici e la poetica della commedia dell’arte. E un “meccanismo perfetto” è “Il barbiere di Siviglia”: un montaggio e smontaggio, un incastro e disincastro continuo di situazioni e di evoluzioni narrative e sceniche. Da ciò si genera quell’irrefrenabile istinto infantile di “rompere il gioco”, “disintegrare la struttura”, che è una delle cifre specifiche della poetica dadaista.teatro gaber barbiere varese 02

Il potenziale comico e sovversivo dell’opera di Rossini

I personaggi evocano, o forse solo suggeriscono, i tipi comici della tradizione all’italiana – Figaro come Arlecchino, Bartolo come Pantalone – mentre la scenografia e i costumi si muovono in un’atmosfera sospesa, surreale e caleidoscopica. Lo spettacolo presenta un mondo sospeso: come in bilico tra un “teatrino di marionette” e un “kindergarten”. Un’indefinita cifra visiva che racconta, con l’ironia e il grottesco uniche e tipiche del genere umano, lo sbandamento e la disintegrazione dell’identità e delle relazioni nell’era dell’apparenza e dei media. Tra gag, cambi scena simbolici e soluzioni visive forti, questa messinscena celebrerà il potenziale comico e sovversivo dell’opera di Rossini, facendo dialogare tradizione e avanguardia.

Una spersonalizzazione sempre più dilagante

Allo spettatore sarà proposto uno sguardo disincantato nei confronti della società contemporanea dove, tra dimensioni giocose esasperate, spese tra i talk-show e i reality, tra super-cellulari e social network, le difficoltà comunicative e relazionali si trasformano in gioco sociale sterile. E l’uso delle maschere (consapevole o meno) diventa una sorta di schermo personale e interpersonale dentro e sotto il quale si sprecano e si consumano i “teatrini di cartone” dell’umanità in allegra e stordita disintegrazione morale. Questo per raccontare una spersonalizzazione sempre più dilagante, una perdita di identità umana e favore dell’acquisizione di una sorta di immagine predefinita e codificata dai mass media e alterata dai mezzi di comunicazione sociale più in voga. Una “società dello spettacolo” che spettacolarizza, in modo inconsapevole, le proprie carenze e deficienze, a favore di un bisogno estremo di protagonismo a tutti i costi.

Il progetto è realizzato con il contributo e in collaborazione con: Regione Lombardia, Provincia di Varese, Fondazione Milano, Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Econord, Camera di Commercio di Varese, Comune di Varese e Openjobmetis.

Commedia dell’arte e dadaismo, ad Azzate “Il barbiere di Siviglia” con cubo di Rubik

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